Lecco, Gattinoni: «Lo spaccio alla base delle tensioni in città»

Il sindaco: violenza e degrado hanno una radice comune. La “zona rossa”, entrata in vigore lunedì 30 marzo, è destinata a ridisegnare, almeno per tre mesi, la geografia della sicurezza cittadina.

Lecco

«Negli ultimi anni, ogni volta che abbiamo registrato episodi gravi o situazioni di degrado urbano, il collegamento con lo spaccio è stato evidente». Il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni non gira attorno al punto: la violenza diffusa, le risse, le tensioni che si accendono tra stazione e lungolago hanno spesso una radice comune. «Parliamo di criminalità legata agli stupefacenti e ai gruppi che la gestiscono». È anche da qui che parte la spiegazione di una misura eccezionale, la “zona rossa”, entrata in vigore lunedì 30 marzo e destinata a ridisegnare, almeno per tre mesi, la geografia della sicurezza cittadina. L’ordinanza è firmata, protocollata, operativa. Il perimetro è ampio: dalla stazione ferroviaria al cuore del centro storico. Uno strumento mirato: colpisce chi tiene comportamenti aggressivi o molesti ed è già noto alle forze dell’ordine per reati come spaccio, rapine, lesioni. Ed è proprio su questo equilibrio tra prevenzione e intervento che il sindaco insiste. «È uno strumento in più», spiega. «Consente alle forze di polizia non solo di identificare, ma anche di allontanare e, se necessario, perquisire. Prima non era possibile: la normativa è arrivata solo a fine febbraio e ci siamo mossi subito».

Il riferimento è al lavoro fatto in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, accelerato dopo l’omicidio di Mahmoud Amer, il ventenne egiziano accoltellato in via Sassi tra il 28 febbraio e il 1 marzo. Un episodio che ha segnato la città, anche se in quel caso specifico si sarebbe trattato di una dinamica legata a questioni personali, a gelosia.

Ma il contesto resta quello di una tensione crescente.«È un’area in cui possiamo agire con strumenti rafforzati. L’obiettivo è restituire libertà di movimento ai cittadini», prosegue Gattinoni. Una risposta che arriva dopo mesi di segnalazioni: risse sul lungolago e davanti al municipio (l’ultima solo poche sere fa tra due giovani in preda ai fumi dell’alcol), aggressioni, vandalismi e una percezione di insicurezza che si è sedimentata.

Gattinoni rivendica però un lavoro che viene da lontano. «Non partiamo da zero. Pensiamo a quanto fatto in viale Turati: interventi coordinati, presenza costante, azioni mirate che hanno prodotto risultati concreti». Un modello che ora si prova a replicare, adattandolo a un’area più complessa. «Abbiamo investito sulle unità di strada, sulla collaborazione con i servizi sociali, sulla partecipazione a bandi per rafforzare mezzi e organico della polizia locale. Entro maggio completeremo l’organico degli ufficiali e aumenteremo gli agenti».

Repressione e prevenzione, appunto. Due binari che si intrecciano e che trovano una sintesi operativa anche nell’introduzione delle unità cinofile. Da aprile entrerà in servizio, in via sperimentale, il labrador Palma, affiancato da un’istruttrice specializzata. «Serve a individuare le sacche critiche dello spaccio e del consumo», spiega il sindaco. «Se vogliamo incidere davvero sulla sicurezza, dobbiamo colpire la causa, non solo gli effetti». I controlli si concentreranno nelle aree più frequentate, dentro e fuori la zona rossa, in coordinamento con le altre forze dell’ordine. Poche giornate, per ora, ma con una funzione chiara: deterrenza. «Non possiamo permettere — conclude Gattinoni — che contese legate alle piazze di spaccio limitino la libertà delle persone. È un diritto di tutti poter girare tranquilli».

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