Lecco, l’appello dell’agronomo per la città: «Rinfoltite il patrimonio arboreo»

Giorgio Buizza sollecita un intervento per ripristinare il verde attorno a Villa Manzoni, dopo tagli e perdite dovute a eventi naturali e al cantiere

Lecco

Lui è l’agronomo Giorgio Buizza che si è sempre speso nella sua vita professionale e privata per la salvaguardia del patrimonio arboreo lecchese. E loro, sono i caduti sul campo. Alberi di alto fusto, ornamentali, da frutto... Tutti posizionati nei dintorni di Villa Manzoni. E proprio Buizza ha fatto un elenco che non è causato solamente dal cantiere ma da eventi naturali e altre circostanze.

Il suo non è un atto d’accusa contro l’amministrazione, ma una richiesta precisa: «Ridateci gli alberi di Villa Manzoni. Si sono conclusi i lavori ed è stata riaperta Villa Manzoni – scrive Buizza - Pare sia stato reso accessibile anche il giardino della villa sconosciuto a molti perché luogo finora non visitabile. All’appello fatto a fine lavori sono risultati assenti alcuni alberi che caratterizzavano, non la Villa, ma il suo contorno e il suo accesso. In diverse occasioni e per diversi motivi gli alberi sono venuti a mancare. Qualcuno si farà carico di sostituirli? O di proporre qualcosa di analogo?». Insomma, una richiesta di “rinverdimento”, anzi di rinfoltimento di un patrimonio arboreo che è stato censito negli ultimi anni ma spesso impoverito da tagli, tutti giustificati a termine di legge, ma non per questo meno “dolorosi”. E Buizza, infatti, scrive: «Per ora prendiamo atto di ciò che manca: un bellissimo ippocastano (Aesculus hippocatanum) ritenuto pericolante e abbattuto nel 2025; un bel Gelso (Morus alba) sradicato da un colpo di vento nel mese di ottobre del 2023; un pruno da fiore (Prunus serrulata) eliminato nella fase di cantiere (2025/2026) per la riqualificazione della Villa. Una bellissima coppia di Cipressi (Cupressus sempervirens) di elevatissimo valore, eliminati alcuni anni fa (2018 o 2019) perché “disturbavano” il canale di gronda».

La domanda è da girare ora al Comune, magari approfittando di quelle elezioni che di solito portano a possibili promesse. Tra le tante richieste questa, però, è qualificante. Se non da un punto di vista urbanistico (per una volta non si parla di posteggi o di rotonde), sicuramente dal punto di vista naturalistico. Ricordiamo la battaglia per lo storico olmo di piazza Sassi, abbattuto per far posto al parcheggio, o alle conifere abbattute per la rotonda a biscotto di viale Adamello, anzi per la precisione il monumentale Cedro tagliato senza pietà per poter realizzare la rotonda stessa... Ecco, lì di alberi non se ne vedono più da tempo. Non nella stessa esatta posizione, naturalmente, visto che sarebbe stato impossibile ripiantarli “in situ”, ma almeno nei dintorni, o in qualche parco vicino. Restituire viridescenza alla città non sembra essere un punto programmatico dei vari discorsi dei diversi candidati sindaci, ma potrebbero presto diventarlo.

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