Cronaca / Lecco città
Lunedì 02 Marzo 2026
Lecco, l’iraniano Soltani: «Bombe di libertà»
«Aspettavo questo momento da 37 anni, da quando ero solo un bambino e vedevo i miei ex genitori, ora scomparsi, combattere per la libertà». Così Hooman Soltani, attivista iraniano, sull’attacco di Stati Uniti e Israele al suo paese.
Lecco
«Aspettavo questo momento da quando avevo otto anni». Non nasconde l’emozione Hooman Soltani mentre commenta l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e l’uccisione di Ali Khamenei. «È morto un dittatore. Per restare al potere altri 40 giorni ha ucciso 40mila persone. Oggi più di 90 milioni di iraniani sono felici. Ma non è finita: il regime esiste ancora». Hooman Soltani, 44 anni, chef e imprenditore iraniano, è titolare del ristorante Persian Palace nel centro di Lecco. Attivista da sempre, ha partecipato alle manifestazioni davanti ai consolati iraniano e americano a Milano. La sua attesa affonda nell’infanzia. «Ricordo quando avevo otto anni: i miei genitori aspettavano ogni giorno la fine del regime. Speravano che l’Iran potesse respirare libertà». I genitori oggi non ci sono più. Restano amici e parenti a Teheran e in altre città. «Tre giorni prima dell’attacco, che sembrava potesse essere imminente, li ho chiamati. Ho detto: andate via, trovate un posto sicuro. Mi hanno risposto: restiamo, aspettiamo. Siamo felici». Parole che colpiscono. «Non posso descrivere cosa significhi vedere un popolo che guarda i missili arrivare ed è felice. Se si arriva a questo punto vuol dire che non c’era più speranza. Mi hanno detto: moriremo sotto le bombe, ma forse porteranno libertà ai nostri figli». Soltani ha ricevuto critiche per queste posizioni. «Tanti ci dicono che non va bene la guerra. E hanno ragione: nessuno vuole la guerra. Ogni innocente che muore è una tragedia. Questo ci porta tristezza». Ma Soltani ribadisce la sua posizione: «Il regime iraniano è terrorismo, è una minaccia mondiale. Noi lottiamo per la libertà non solo per l’Iran, ma per la pace nel mondo. È una guerra contro killer che hanno ucciso per decenni». Nel suo racconto tornano numeri e ferite: «Sono 47 anni che uccidono, imprigionano, censurano. Migliaia di persone hanno perso la vita nelle rivolte. In Iran manca tutto: gas, elettricità, lavoro, libertà. Un paese ricchissimo ridotto alla povertà. È stato portato al fallimento, tra crimine e paura». E adesso? «Non so quanto sarà lunga. Tra poco arriverà il Nowruz, il Capodanno persiano, una festa che ha più di 3000 anni. Il Capodanno non significa solo cambiare anno: significa che finisce l’oscurità, finisce la stagione fredda e arriva la primavera. Il principe Reza Pahlavi ha detto che forse quest’anno potremmo festeggiarlo in Iran, dopo decenni». Hooman guarda avanti con la stessa speranza che animava i suoi genitori: «Spero che tra un mese tutto sia finito, che l’Iran possa finalmente respirare libertà».
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