Cronaca / Lecco città
Venerdì 06 Novembre 2026
Lecco, Neet in calo e ottime scuole. «Ma serve personale qualificato»
Il ricercatore statistico Gianni Menicatti inquadra il tema «In provincia offerta formativa molto strutturata e articolata, ma c’è difficoltà maggiore a trovare addetti da assumere»
Lettura 2 min.Lecco
Lecco è la provincia lombarda con la quota più bassa di giovani che non studiano e non lavorano e, contemporaneamente, quella con i risultati migliori nelle competenze rilevate al termine delle scuole superiori. Due indicatori che collocano il territorio ai vertici regionali e che, letti insieme, raccontano un sistema formativo capace di trattenere i ragazzi nei percorsi di istruzione e accompagnarli verso il mondo del lavoro.
È quanto emerge dalla ricerca “Orientare i talenti”, promossa nell’ambito di OrientaTalenti e realizzata dalla Fondazione Adapt.
Il primo dato riguarda i Neet, acronimo che identifica i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Nel 2024, a Lecco rappresentavano il 7,2% della popolazione di riferimento, la percentuale più bassa tra le dodici province lombarde e meno della metà della media italiana, attestata al 15,2%. La media regionale era invece del 10,1%. Un risultato che conferma una tendenza consolidata negli ultimi anni, come osserva Gianni Menicatti, studioso di economia del territorio e statistico, che ha lavorato anche a diversi rapporti annuali sul mercato del lavoro lecchese.
«Anche guardando i rapporti sul mercato del lavoro, è da dopo il Covid che Lecco è la provincia con i valori più bassi di Neet». Un primato che, secondo Menicatti, non è casuale, ma trova una delle sue principali spiegazioni nell’organizzazione dell’offerta formativa locale. “È un sistema formativo molto strutturato e articolato”. Una caratteristica che si traduce nella presenza di diversi canali, in grado di intercettare attitudini, capacità e necessità differenti.«I licei, i tecnici, i professionali statali e i centri di formazione regionali fanno sì che i ragazzi continuino a rimanere dentro il sistema formativo».
Il passaggio da un indirizzo all’altro, la possibilità di trovare un percorso alternativo quando quello inizialmente scelto non è adatto e la presenza di una formazione professionale diffusa contribuiscono a limitare l’abbandono scolastico. «Quasi tutti i ragazzi tra i 14 e i 18 anni studiano», osserva Menicatti, richiamando anche il ruolo delle scuole paritarie, che rappresentano «un’ulteriore possibilità per le famiglie e gli studenti».
La fotografia della ricerca restituisce anche un altro elemento significativo: Lecco è prima in Lombardia per competenze degli studenti al termine delle superiori. Nel 2024/25 il 71,4% raggiunge il traguardo considerato nelle prove Invalsi di italiano e matematica, un risultato superiore a quello di tutte le altre province. Seguono Bergamo con il 67,4% e Sondrio con il 67,2%.
Menicatti invita tuttavia a distinguere tra preparazione scolastica e competenze effettivamente richieste dalle imprese: «Tuttavia, anche avere competenze scolastiche forti, elevate, non sempre significa che queste siano funzionali al mercato del lavoro», osserva.
Il riferimento è alle difficoltà di reperimento del personale che emergono anche dalle rilevazioni Excelsior. «A Lecco c’è una difficoltà più elevata che in altre province di reperimento del personale. In molti casi perché proprio non ci sono più ragazzi e non li trovano, ma in molti casi anche per competenze non adeguate». Una questione che richiama la necessità di rafforzare il raccordo tra percorsi scolastici e fabbisogni professionali.
Sul fronte dei titoli di studio, la provincia si colloca inoltre al quarto posto regionale per incidenza dei laureati tra i 25 e i 39 anni: sono il 34,6%, contro una media lombarda del 34,4% e una nazionale del 30,9%. Davanti a Lecco ci sono Milano, con il 45,5%, Monza e Brianza, con il 37%, e Varese, con il 35,2%. Interessante anche la distribuzione delle scelte scolastiche: tra gli iscritti al primo anno delle superiori nel 2025/26, il 44,9% ha scelto un liceo, il 37,4% un istituto tecnico e il 17,7% un professionale. La propensione liceale è dunque inferiore alla media lombarda, pari al 49,6%, ma resta tra le più elevate della regione. Al tempo stesso, la quota di iscritti ai professionali supera quella regionale, ferma al 14%.
Resta invece contenuto il numero dei percorsi della filiera tecnologico-professionale attivi sul territorio: uno soltanto nel 2026/27. Un dato che va letto insieme alla presenza di due esperienze lecchesi tra i sei casi studio approfonditi dalla ricerca: Enaip Lombardia, per i controlli e le certificazioni agroalimentari, e l’Iis Marco Polo di Colico, per l’automazione e la robotica industriale.
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