Cronaca / Lecco città
Martedì 03 Marzo 2026
Lecco, omicidio in centro: cittadini tra paura e rabbia
Dopo la tragedia, cresce la preoccupazione tra i lecchesi. Insicurezza percepita, richieste di maggiori controlli e dubbi sulle politiche migratorie
Lecco
Paura, sgomento, preoccupazione. Sono questi i tre principali sentimenti che albergano nella testa dei lecchesi incontrati in centro all’indomani della tragica scomparsa del giovane accoltellato l’altra sera in pieno centro. E nella centralissima piazza Manzoni, tra chi acquistava La Provincia e chi leggeva la locandina con la tragica notizia, si sprecano i commenti densi di interrogativi sul futuro della nostra città.
Stefano Corno, edicolante storico, seppur giovane, di piazza Manzoni fa dei distinguo importanti: «Nonostante tutto piazza Manzoni è rimasta un’isola felice, ma immagino però la situazione per chi vive e lavora in via Balicco, nei pressi della stazione e via dicendo. Non è sicuramente il massimo. Ora in Comune si accorgono di dover chiedere con forza il tavolo della sicurezza, ma lo stesso sindaco diceva che non c’erano problemi, prima, che non era il caso di esagerare.Ora anche lui si sveglia, sotto elezioni, e va in una determinata direzione. Mah!».
Ma Sergio Dell’Oro, che per tanti anni ha lavorato in Comune, pensa che le responsabilità non vengano date a chi siede in Comune, di qualsiasi colore politico esso sia: «Il sindaco e le istituzioni comunali non c’entrano niente. Sia quello che c’è oggi, sia quello che ci sarà domani. Non penso che possa fare qualcosa di concreto se non chiedere aiuto alle forze dell’ordine. È una questione di controllo del territorio che però non può essere risolto dalle amministrazioni civili pubbliche. Che però non si respiri un’aria buona anche in centro è una realtà: siamo in via Roma e la scorsa settimana mi hanno rubato una bici legata qui a un palo.Non mi era mai successa una cosa del genere in passato».
E c’è anche chi come Mena Trofi non si sente affatto sicura: «Risse ogni giorno, in mezzo ai turisti, non siamo sicuri in casa nostra. A me piacerebbe vedere l’esercito o comunque molte più forze dell’ordine. E di sicuro non esco di sera. Mi sono trovata in mezzo, quest’estate, a una rissa e non è bello. Assolutamente. Così non si può andare avanti». C’è anche chi, come Giuseppe Corabi, è convinto che le politiche migratorie non stiano funzionando: «Ho 87 anni e non mi è mai capitato di vedere, in tanti anni, una cosa del genere a Lecco. Non me lo sarei mai aspettato un omicidio così. Ma la colpa va data a chi crede che tutto questo sistema di accoglienza, relativo all’immigrazione, sia giusto. Può capitare anche agli italiani, naturalmente, un fatto del genere. Ma la maggior parte della delinquenza arriva da fuori, e anche se la maggior parte degli immigrati è onesto e lavoratore, queste mele marce combinano troppi guai. E questo non è giusto».
Poi c’è anche Tommaso Lombardo, ex preside, che catastrofista non è, ma sicuramente è preoccupato: «Lecco è tutt’ora una città vivibile, ma di anno in anno ho visto la situazione che lentamente è andata verso il declino. Anche miei parenti, di sera, davanti alla stazione, soprattutto se sono donne, non passano più. Io non esco quasi più di casa, ma quelli che lo fanno mi palesano la loro preoccupazione».
Alma Minonzio, invece, non è così tesa, quando deve percorrere le vie del centro anche di notte: «Io mi sono sempre sentita sicura a Lecco e questi episodi avvengono a Lecco ma oramai in tantissime altre città. È un fenomeno generalizzato e quindi non punto il dito contro Lecco ma sull’aria che si respira in generale. Io uscivo sempre tranquilla per andare al cineforum, mentre adesso ci penso un po’ di più, se vogliamo. Ma non mi sento fondamentalmente insicura».
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