Lecco, primo impianto del catetere da defibrillazione più piccolo al mondo

All’Ospedale Alessandro Manzoni di Lecco è stato eseguito con successo il primo impianto del catetere da defibrillazione più piccolo al mondo. L’équipe lecchese è tra le prime in Europa ad aver adottato il dispositivo

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Lecco

Un importante passo avanti nel campo dell’elettrofisiologia cardiaca è stato compiuto all’Ospedale Alessandro Manzoni di Lecco, dove è stato eseguito con successo il primo impianto di Omnia Secure™, il catetere da defibrillazione considerato il più piccolo al mondo.

La procedura ha interessato un paziente di 75 anni affetto da scompenso cardiaco dovuto a una cardiomiopatia dilatativa post-ischemica avanzata, già portatore di pacemaker. Considerata la complessità del quadro clinico e il rischio di morte cardiaca improvvisa, i medici hanno ritenuto necessario l’impianto di un defibrillatore cardiaco impiantabile (ICD).

La novità della tecnologia risiede nelle dimensioni estremamente ridotte del catetere, che risulta circa il 64% più sottile rispetto ai dispositivi tradizionali. Inoltre, la sua struttura priva di lume interno è stata progettata per limitare alcune delle principali criticità associate ai defibrillatori endocavitari, come le complicanze vascolari e le possibili fratture del catetere nel lungo periodo.

L’intervento è stato eseguito dall’équipe della Cardiologia di Lecco guidata da Antonio Pani, responsabile della Struttura Semplice di Aritmologia ed Elettrofisiologia, insieme alle cardiologhe Roberta Brambilla e Laura Frigerio e al cardiologo Francesco Panzeri, con il supporto del personale tecnico e infermieristico. Il gruppo si colloca tra i primi in Europa ad adottare questa innovativa tecnologia.

I defibrillatori impiantabili svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa, riconoscendo e interrompendo tramite uno shock elettrico le aritmie ventricolari potenzialmente fatali, come la tachicardia ventricolare e la fibrillazione ventricolare. Un tema di grande rilevanza sanitaria: la morte cardiaca improvvisa rappresenta infatti circa la metà dei decessi legati alle malattie cardiovascolari e ogni anno in Europa si registrano circa 400 mila arresti cardiaci, di cui circa 60 mila in Italia.

«Essere tra i primi a introdurre questa tecnologia a Lecco è motivo di grande orgoglio per tutta la nostra équipe. È il risultato di un lavoro multidisciplinare e della volontà di mantenere il nostro ospedale ad alti livelli di innovazione», ha commentato Andrea Farina, direttore della Struttura Complessa di Cardiologia dell’ospedale lecchese.

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