Cronaca / Lecco città
Martedì 22 Settembre 2026
L’ex ministro Lorenzin a Lecco: «Sanità, serve una presa in carico integrata della persona»
L’ex ministra respinge l’idea di un declino irreversibile del sistema sanitario e propone l’integrazione con assistenza e servizi territoriali
Lettura 2 min.Lecco
Il futuro del sistema sanitario nazionale è già segnato? Se l’è chiesto e l’ha chiesto all’ex ministro Beatrice Lorenzin, a Marco Trivelli diggì dell’Asst di Lecco, a Emanuele Manzoni presidente della conferenza dei sindaci e altri intervenuti, la Cgil di Lecco nella giornata di ieri intitolata “Il servizio sanitario nazionale alla prova del futuro; bisogni demografici, risposte del territorio e prospettive politiche”, evento moderato da Stefano Spreafico di Unica TV.
Secondo l’analisi presentata dalla Cgil, le Rsa della provincia sono sature al 98%, con liste d’attesa che possono arrivare a un anno. Oltre il 25% della popolazione ha più di 65 anni e l’indice di vecchiaia “vanta” più di due anziani per ogni giovane lecchese. Sono circa 7 mila, inoltre, le persone considerate a rischio clinico critico, soprattutto anziani con più patologie e spesso isolati socialmente.
A questo si aggiungono la carenza di medici di medicina generale, stimata tra il 15 e il 30%, la fuga di medici e infermieri verso la Svizzera e una crescita prevista del 22% del fabbisogno di posti letto per le cure a lungo termine. Per la Cgil il rischio è che la pressione finisca per scaricarsi sempre più sul pronto soccorso.
Da qui le tre direttrici indicate dal sindacato: una governance sanitaria integrata a livello locale, capace di legare la programmazione ai bisogni del territorio; regole per la sanità privata accreditata, affinché contribuisca anche alla gestione delle fragilità e delle emergenze; e una maggiore attenzione al personale, con salari e condizioni di lavoro capaci di frenare l’esodo dei professionisti.
È su questo terreno che si è inserito l’intervento di Beatrice Lorenzin. L’ex ministra della Salute ha riconosciuto la crisi del sistema sanitario, ma ha escluso che sia necessariamente irreversibile. «La sanità italiana è in crisi? Sì. È una crisi irreversibile? No - ha detto, mettendo in guardia dal rischio che l’idea di un sistema sanitario “a due binari»” finisca per diventare una profezia che si autoavvera”.
Per Lorenzin la sfida è soprattutto demografica. “Da qui al 2050 - ha spiegato - all’Italia mancheranno cinque milioni di persone in età lavorativa, mentre cresceranno i bisogni legati all’invecchiamento. Non solo bisogni sanitari, ma anche sociosanitari e sociali. Da qui la necessità di passare dalla semplice erogazione della prestazione alla “presa in carico della persona”, integrando sanità, assistenza e servizi territoriali”.
Centrale anche il tema del personale. «Abbiamo bisogno di riforme sull’organizzazione, sulla programmazione, sulla prevenzione e sul personale», ha sottolineato Lorenzin, indicando salari, condizioni di lavoro e attrattività del Paese come elementi decisivi per trattenere giovani e professionisti.
Per gli anziani, invece, servono secondo l’ex ministra più assistenza domiciliare integrata, servizi sociali e Case di comunità, che non siano semplici contenitori ma luoghi di effettiva presa in carico.
Sul finanziamento Lorenzin ha richiamato la proposta del 7,5% del Pil avanzata anche dalla Cgil e ha chiesto un finanziamento certo e adeguato del Fondo sanitario nazionale (6-7 miliardi). Ha inoltre espresso contrarietà all’autonomia differenziata in sanità, ritenendo che possa accentuare le differenze territoriali e favorire ulteriormente la mobilità di personale e pazienti. Dal confronto lecchese emerge così una sfida che riguarda il territorio ma anche l’intero Paese: invecchiamento, carenza di personale, risorse e organizzazione dovranno essere affrontati insieme per evitare che le disuguaglianze nell’accesso alle cure aumentino.
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