Cronaca / Lecco città
Giovedì 08 Ottobre 2026
Malati di Alzheimer nelle case di riposo: il caos dei rimborsi delle rette
Le famiglie spendono fino a 30mila euro l’anno. C’è chi si rivolge al Tribunale: a Lecco una decina i casi aperti
Lettura 2 min.Lecco
Pagare la retta di un paziente malato di Alzheimer in una Rsa può costare, mediamente, più di 30mila euro all’anno. Il che vuol dire molto al di sopra la soglia di una pensione media: pochi insomma, possono farcela da soli, con le proprie forze. Così anche le famiglie di questi pazienti sono, gioco-forza, coinvolte nel problema. Ma anche in Lombardia, se si soffre di Alzheimer, si potrebbe chiedere, a certe condizioni, la retta gratuita del nucleo Alzheimer della propria casa di riposo, o Rsa. O una compartecipazione alle spese, almeno alla metà di esse. Il problema è che bisogna proporre azione giudiziaria, il più delle volte. Il riconoscimento della gratuità o della compartecipazione alle spese di retta, non è certo automatico.
E Uneba, Unione Nazionale Istituzioni e Iniziative di Assistenza Sociale, del quale Virginio Brivio è presidente lecchese, da più di un anno propone una legge per affrontare le situazioni di questo tipo. Sono un centinaio in tutta Italia e una cinquantina in Lombardia almeno i casi andati in giudicato con esiti diversi. In provincia di Lecco nessuno è andato in giudicato, ma sono una decina i casi aperti.
«Il problema di fondo – spiega Brivio - non è solo sull’Alzheimer ma in generale sulle patologie che possono avere un’impronta così fortemente sanitaria da porre tutto a carico del servizio. Tutte quelle patologie che hanno una così forte compromissione sotto il profilo sanitario sembrano farci pensare che tali rette debbano essere completamente a carico del servizio sanitario. Quindi non è solo un problema di chi paga la retta, ma di una copertura, o meno, totale del servizio sanitario e quindi questo ovviamente vuole dire un cambio radicale perché oggi come oggi chi va nell’Rsa, anche nei nuclei Alzheimer, paga invece una retta che serve anche a compensare, giusto o sbagliato che sia, una parte delle spese sanitarie. Ovviamente il vero chiamato in causa è il servizio sanitario nazionale che a dire di alcuni per determinate patologie dovrebbe coprire totalmente la cura e l’assistenza di questi soggetti, un po’ come avviene per i malati che godono di una presa in carico complessiva, come i lungodegenti, quelli in stato vegetativo per esempio».
Se il sistema sanitario nazionale cura tutti e tutte le malattie e se l’impatto dell’Alzheimer è di tipo più sanitario che assistenziale, allora perché il Ssn non copre almeno questa parte di spesa? Questa è la domanda alla quale Uneba chiede allo Stato di rispondere: «l tema è assolutamente di rilievo nazionale innanzitutto perché non può essere la singola regione a disciplinare questa materia. Regione Lombardia ha per ora previsto, in attesa di una norma nazionale, un fondo col quale risarcire le Ats o le case di riposo in caso di soccombenza, visto che i tribunali non stanno dando tutti la medesima interpretazione. E, viceversa, invece, a livello più radicale si è in attesa della normativa ormai invocata da più parti. C’è un testo che giace in conferenza Stato-Regioni da tempo che affronta questo tema non prendendolo totalmente a carico del servizio sanitario, ma con una percentuale di copertura del servizio sanitario molto più significativa di quella attuale. Però per adesso questo testo non si è tradotto in una norma, quindi siamo ancora in una situazione molto incerta».
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