Manca la protesi, pazienti costrette a tornare a casa

Al Manzoni di Lecco saltano due interventi per problemi di approvvigionamento. Anche medici e infermieri erano pronti a operare due donne

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Lecco

Mandate a casa perché «manca la protesi». Due pazienti, entrambe donne, e due protesi mancanti. Arrivate al Manzoni di Lecco, venerdì mattina, ricoverate, e all’ora dell’operazione... rimandate a casa per mancanza della protesi all’anca da sostituire. L’Ortopedia, diretta da Piero Poli, però, non c’entra nulla.

L’equipe era pronta, la camera operatoria preparata, medici e infermieri «vestiti», pazienti già in camice. Ma tutti gli attori di questa vicenda sono rimasti a bocca aperta: mancava il pezzo, o, forse, era «sbagliato», ovvero non della misura richiesta. Sì, banalmente, il «ricambio» non c’era o era quello errato. A raccontare la storia è il marito di una delle due pazienti, A. L. Lui, affranto, se n’è tornato a casa con la moglie fino a «data da destinarsi». «Ortopedia, i suoi medici e infermieri non c’entrano nulla – premette A. L., il marito della paziente Elisabetta che avrebbe dovuto essere operata – Loro erano affranti e dispiaciuti quanto e più di noi. Ma è mancato il pezzo, la protesi all’anca per mia moglie, o forse era della misura sbagliata, quella che avrebbero dovuto impiantarle. Il perché non lo sa né il primario né il suo reparto. Prima di andare in sala operatoria mi hanno avvisato che non si poteva procedere perché il pezzo non c’era». A Losa hanno spiegato che le protesi o i materiali necessari alle varie operazioni vengono «ordinati» almeno quindici giorni prima dell’operazione. Ma evidentemente c’è stato un disguido di qualche tipo. «Fatto sta che ’sta protesi non è arrivata. E nessuno mi ha detto cosa succederà né cosa dovrò fare ora se non che dovremo aspettare almeno otto-dieci giorni, per vedere se le protesi arrivano. Ma ci sono state altre operazioni in lista che sono saltate. Da quel che so io non è la prima volta...».

Losa continua: «Siamo arrabbiatissimi e abbiamo subito protestato all’Urp. Lì abbiamo scoperto che non siamo stati i primi a trovarci in questa situazione e che non sarebbe la prima volta che capita. Non so a chi dare la colpa, se alla direzione sanitaria, agli amministrativi, a chi fa gli ordini... Ma anche i medici sono stanchi di fare figuracce e subire gli sfoghi dei pazienti senza averne colpa».

E dire che la lista d’attesa era stata anche breve: «Qualche mese. Davvero: fino ad ora avevo scritto solo lettere d’encomio a questo ospedale, non solo all’Ortopedia. Hanno operato me, mio figlio, mio nipote, mia nuora... E ora doveva andare sotto i ferri mia moglie. Come personale, medici, infermieri, devo fare solo i complimenti al Manzoni... Ma come può accadere una cosa del genere? Faremo sicuramente un esposto, ma cose del genere non devono più capitare. Ce l’avessero detto la sera prima, per dire, sarebbe stato differente. Avremmo potuto capire, ma così... Mia moglie è ancora scossa. Era preoccupata, tesa, spaventata per l’operazione. Aveva la pressione a 180 dopo la notizia che la rimandavano a casa...».

Da parte della direzione dell’ospedale confermano che l’episodio è vero, ma spiegano. «La carenza di materiale protesico si è generata per una incomprensione nella fornitura dei dispositivi. Scusandoci per il disagio, gli interventi, entrambi elettivi, sono in fase di riprogrammazione». Cosa vuol dire elettivo? Che chi ha subito il rinvio aveva programmato l’intervento chirurgico in anticipo e l’operazione non era legata a una situazione di emergenza immediata.

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