Multe agli antifascisti di Lecco, Magni interroga Piantedosi: «Non si criminalizzi il dissenso»

Il senatore lecchese di Alleanza Verdi-Sinistra ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno dopo le sanzioni elevate dalla Questura ai partecipanti alla protesta del 27 aprile contro la commemorazione dei militari della Repubblica Sociale Italiana

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Lecco

“Quali iniziative urgenti intenda intraprendere per evitare che l’esercizio dell’antifascismo venga criminalizzato e sanzionato come un problema di “ordine pubblico?”. È solo uno dei quesiti che Tino Magni, senatore lecchese di Alleanza Verdi – Sinistra, ha formalmente posto al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nell’interrogazione parlamentare presentata a proposito delle multe notificate dalla Questura di Lecco a chi lo scorso 27 aprile ha partecipato alla protesta contro la commemorazione di 16 militari della repubblica sociale italiana vicino allo stadio Rigamonti – Ceppi. Come ricordato dallo stesso senatore, in base al decreto sicurezza la Questura ha notificato “40 sanzioni amministrative ad attivisti e semplici cittadini” di entità “compresa tra i 3.000 e i 10.000 euro per ciascun partecipante, raggiungendo una cifra complessiva di centinaia di migliaia di euro”. “La vicenda lecchese – evidenzia Magni - assume un preoccupante significato nazionale, poiché evidenzia come i decreti sicurezza inaugurino una diversa filosofia del controllo sociale orientata alla punizione preventiva, all’intimidazione economica e alla neutralizzazione del dissenso attraverso il peso delle sanzioni pecuniarie. Emerge, in particolare, un rovesciamento della realtà democratica, sempre più evidente ed allarmante: mentre i raduni nostalgici del fascismo continuano a svolgersi regolarmente sotto la protezione delle forze dell’ordine, ad essere colpiti e sanzionati sono i cittadini che li contestano in nome dei valori costituzionali. Il rischio concreto è che l’antifascismo, principio basilare e costitutivo dello Stato italiano, venga progressivamente derubricato e trattato come un mero problema di “ordine pubblico”, anziché come l’esercizio legittimo di un diritto costituzionalmente garantito, minando la qualità stessa della democrazia”. Per questo l’esponente di Avs chiede di sapere: “se il Ministro sia a conoscenza dei fatti illustrati in premessa e sulla base di quali valutazioni si sia ritenuto di procedere alla notifica di sanzioni economiche”; “come intenda giustificare la grave contraddizione istituzionale venutasi a creare a Lecco, dove la locale Questura ha autorizzato e scortato un raduno neofascista, ignorando l’esplicito orientamento contrario espresso dal consiglio comunale con l’ordine del giorno del 30 marzo scorso”; “se non ritenga che l’applicazione dei decreti sicurezza in casi analoghi si traduca in una forma di assoluta intimidazione economica e punizione preventiva, tesa a scoraggiare la mera partecipazione democratica”.

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