Multe ai manifestanti del 27 aprile, la polemica si allarga

Dopo le sanzioni notificate dalla Questura ai partecipanti alla protesta contro la commemorazione dei repubblichini, si moltiplicano le prese di posizione da una parte e dall’altra

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Lecco

Non si placa la polemica sulle multe da migliaia di euro notificate la scorsa settimana dalla Questura di Lecco in base all’ultimo “decreto sicurezza” a chi il 27 aprile aveva partecipato alla protesta contro la commemorazione degli ufficiali della Repubblica di Salò uccisi allo stadio Rigamonti – Ceppi nel 1945.

“Riteniamo – attacca il Partito democratico - profondamente sbagliato che chi manifesta pacificamente in difesa dei principi antifascisti venga colpito con sanzioni amministrative di tale entità. L’antifascismo non è un problema di ordine pubblico: è il fondamento della nostra democrazia repubblicana. Questa vicenda dimostra anche gli effetti di un’impostazione sbagliata, introdotta dal decreto sicurezza voluto dal governo Meloni e contrastato dal Partito democratico. Un provvedimento che rischia di trasformare l’esercizio del diritto di manifestare pacificamente in un problema di ordine pubblico, anziché garantire una delle libertà fondamentali previste dalla Costituzione. Lecco è Città medaglia d’argento al valor militare per la lotta di Liberazione e custodisce una memoria che non può essere equiparata a nostalgie autoritarie o a tentativi di riabilitazione del fascismo”.

Ai dem e ad Avs, intervenuta per prima per esprimere solidarietà ai manifestanti multati, replicano Antonio Pasquini e Luca Caremi, due consiglieri provinciali presenti alla commemorazione dei repubblichini uccisi nel 1945. “Per tutta la durata della cerimonia – sottolineano Pasquini e Caremi - si sono susseguiti cori, urla, fischi e slogan con il chiaro intento di disturbare e impedire il regolare svolgimento della commemorazione. Tra i cori scanditi dai manifestanti vi erano anche “Uno, dieci, cento, mille Acca Larentia”, “Sergio Ramelli assente”, oltre al gravissimo slogan rivolto al consigliere provinciale Antonio Pasquini: “Pasquini fascista, sei il primo della lista”. Non si è trattato di una semplice contestazione politica. Si è assistito a comportamenti intimidatori nei confronti di un rappresentante delle istituzioni”.

Pasquini e Caremi ricordano come, nel primo consiglio provinciale dopo i fatti, il capogruppo del centrosinistra Paolo Lanfranchi, esponente di Avs, sia intervenuto per prendere le distanze da quanto accaduto affermando inoltre che “le minacce sono comunque sbagliate, gli insulti sono comunque sbagliati” e che quei comportamenti erano “totalmente estranei al nostro modo di vedere e fare politica”.

Dura condanna per le multe notificate dalla Questura ai manifestanti sia da Les Culters, secondo cui “quando l’espressione del dissenso può comportare conseguenze economiche di entità tale da scoraggiare la partecipazione civile, è necessario interrogarsi sull’equilibrio tra esigenze di ordine pubblico e tutela dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione”, sia dall’Anpi di Lecco, secondo cui simili provvedimenti rischiano tra l’altro di “alimentare un clima di contrapposizione e di disincentivare la partecipazione democratica”.

“Respingiamo – evidenzia la segreteria provinciale di Lecco del Sindacato Autonomo di Polizia - le accuse rivolte all’operato della Questura di Lecco, descritto come “fare intimidatorio”. Si tratta di affermazioni prive di fondamento e offensive. Le forze dell’ordine applicano le leggi dello Stato con assoluta neutralità, senza alcuna discrezionalità politica o ideologica. Le notifiche di illecito amministrativo non costituiscono affatto un atto punitivo arbitrario, bensì il doveroso adempimento della normativa vigente”.

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