Cronaca / Lecco città
Sabato 28 Marzo 2026
Oltre 100 interventi all’arco aortico: Lecco tra i centri di riferimento
Il direttore Michele Triggiani evidenzia i risultati della Cardiochirurgia dell’ASST di Lecco: esperienza, innovazione e prevenzione nella sfida agli aneurismi toracici.
Lecco
«È difficile trovare un singolo centro che abbia eseguito oltre cento interventi sull’arco aortico: si tratta di una delle procedure più complesse in cardiochirurgia». Con queste parole Michele Triggiani, direttore della Cardiochirurgia dell’ASST di Lecco, ha aperto il suo intervento a “Salute e prevenzione”, la trasmissione in onda il giovedì sera su Unica Tv, portando al centro dell’attenzione un traguardo clinico di grande rilievo.
Il superamento dei cento interventi di sostituzione dell’arco aortico all’ospedale Manzoni rappresenta infatti non solo un dato numerico, ma il segno di una casistica ampia e altamente specializzata. Ed è proprio il tema degli aneurismi dell’aorta toracica – patologia spesso silente ma potenzialmente letale – ad aver guidato l’intera puntata.
Nel corso dell’intervista, Triggiani ha spiegato come queste patologie siano relativamente rare, con un’incidenza di circa 5-10 casi ogni 100mila abitanti, ma estremamente pericolose perché possono evolvere improvvisamente in dissezione o rottura. «L’aneurisma è una dilatazione dell’aorta che nella maggior parte dei casi non dà sintomi – ha sottolineato – e spesso viene scoperto casualmente o, purtroppo, in urgenza».
Proprio l’urgenza rappresenta una parte significativa dell’attività chirurgica: molti dei casi trattati a Lecco arrivano infatti in condizioni critiche. Accanto a questi, però, cresce anche la quota di interventi programmati, resi possibili da diagnosi precoci. «Quando possiamo pianificare l’intervento – ha spiegato – lavoriamo in condizioni di maggiore sicurezza, con una strategia definita e risultati migliori». Dal punto di vista tecnico, si tratta di operazioni estremamente complesse, che richiedono l’utilizzo della circolazione extracorporea. «È un intervento pesante – ha ammesso – ma oggi è ben standardizzato e affrontato con grande esperienza».
I risultati, ha aggiunto, sono in costante miglioramento, con tassi di mortalità contenuti e inferiori rispetto a quelli riportati in letteratura nei casi trattati in urgenza. Ampio spazio è stato dedicato anche all’innovazione. Le tecniche mini-invasive e transcatetere, come TAVI e MitraClip, stanno rivoluzionando la cardiochirurgia, consentendo interventi senza apertura del torace e con tempi di recupero molto più rapidi. Tuttavia, non tutte le patologie – come quelle dell’arco aortico – sono oggi trattabili con queste modalità, rendendo ancora fondamentale la chirurgia tradizionale.
La Cardiochirurgia di Lecco, nata nel 2009, ha eseguito oltre 6mila interventi, con una media di circa 400 all’anno, diventando un punto di riferimento non solo per il territorio lecchese ma anche per le aree limitrofe. L’équipe, composta da professionisti di diverse età ed esperienze, rappresenta uno dei punti di forza del reparto.
Fondamentale, secondo Triggiani, resta però la prevenzione. «Il controllo della pressione arteriosa è essenziale – ha evidenziato – così come uno stile di vita sano». Particolare attenzione va riservata a chi ha familiarità per patologie aortiche, a chi pratica sport intensi e a chi presenta condizioni genetiche predisponenti. La difficoltà maggiore resta la diagnosi precoce, proprio perché si tratta di una patologia spesso asintomatica. Da qui l’importanza dei controlli: ecocardiogrammi periodici nei soggetti a rischio e, se necessario, esami di approfondimento come la Tac.
«Non tutte le dilatazioni richiedono un intervento – ha chiarito – ma tutte devono essere seguite nel tempo». Infine, il direttore ha ribadito il valore della collaborazione tra medici di base, cardiologi e cardiochirurghi, tema che sarà al centro anche di un convegno in programma a settembre. «L’integrazione tra ospedale e territorio è decisiva – ha concluso – perché intercettare prima queste patologie può salvare la vita dei pazienti».
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