«Persone ammassate e due malori a bordo»: il viaggio da incubo sui treni tra Milano e Lecco
Vagoni saturi, aria irrespirabile, impossibilità di muoversi e due passeggeri colti da malore. È la denuncia di una giovane valtellinese che domenica ha viaggiato sulla linea tra Milano e Lecco, descrivendo condizioni di sovraffollamento estremo e forti criticità nella gestione delle emergenze
Lettura 1 min.Sondrio
Un viaggio tra Milano e Lecco trasformato in un’esperienza estenuante. È il racconto di Federica Barraco, giovane valtellinese che domenica ha raggiunto la città lariana e fatto ritorno in giornata, trovandosi a vivere una situazione che descrive come «al limite dell’assurdo».
Fin dal mattino il treno era completamente saturo. «Le persone erano ammassate ovunque – racconta – tra i sedili, nei corridoi e persino sui gradini delle porte automatiche». Le condizioni all’interno dei vagoni erano difficili: aria pesante e quasi irrespirabile, climatizzazione poco percepibile e finestrini sigillati. In piedi e stretti gli uni agli altri, i viaggiatori non avevano nemmeno la possibilità di sorreggersi adeguatamente. A ogni frenata o curva, racconta Federica, si verificava un inevitabile effetto domino che coinvolgeva persone e bagagli. Impossibile persino raggiungere i servizi igienici. A rendere ancora più evidente la criticità della situazione, secondo la giovane, è stata l’impossibilità di effettuare controlli.
«Ho acquistato regolarmente il biglietto, ma non è mai stato verificato. Del resto era impensabile che un controllore riuscisse a muoversi in mezzo a quella marea umana». Il momento più delicato si è verificato durante il viaggio del mattino. Due persone hanno accusato malori a bordo. Nel vagone di Federica un turista asiatico si è sentito male, manifestando nausea e forte sudorazione. L’uomo si è accasciato, ma non ha potuto nemmeno essere fatto stendere per la totale assenza di spazio. Le figlie hanno cercato di assisterlo come potevano fino a quando si è gradualmente ripreso. Poco dopo, un annuncio del capotreno ha richiesto la presenza di un medico alla prima carrozza una volta arrivati a Lecco. Una procedura che ha lasciato perplessa la giovane valtellinese.
«Se una persona ha bisogno di assistenza medica, il soccorso dovrebbe poter intervenire immediatamente, non attendere la fermata del treno». Alla stazione è poi emerso che una seconda passeggera aveva accusato una presincope. La donna è riuscita a scendere autonomamente insieme al marito e ha atteso l’arrivo dell’ambulanza sulla banchina, causando un ritardo nella ripartenza del convoglio. Nel viaggio di ritorno il clima non è migliorato. A bordo è salito un gruppo di adolescenti che, secondo il racconto di Federica, ha iniziato a urlare, spintonarsi e sputarsi addosso, creando disagio tra i passeggeri già provati dal sovraffollamento. Alcuni hanno tentato di protestare, ricevendo però soltanto insulti.
«La cosa che colpiva maggiormente – conclude – era la presenza di moltissimi turisti stranieri. Questo è il quadro che abbiamo offerto a chi visitava il nostro territorio: treni strapieni, persone in difficoltà e una gestione che, nelle emergenze, appare estremamente complicata».
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