Cronaca / Lecco città
Lunedì 28 Settembre 2026
«Pochi infermieri? Ora vanno al Sud. Assunti 80 medici»
L’analisi Il direttore generale dell’Asst di Lecco Marco Trivelli sui numeri del personale sanitario: «In due anni dipendenti aumentati. Alto il turnover»
Lettura 2 min.Lecco
Marco Trivelli resta alla guida dell’Asst di Lecco. Il direttore generale, intervenuto nei giorni scorsi al confronto promosso dalla Cgil sul futuro del Servizio sanitario nazionale, ha confermato la sua permanenza a Lecco anche per il futuro, affrontando i principali nodi che riguardano oggi la sanità lecchese: personale, rapporto tra pubblico e privato e organizzazione dei servizi. Innanzitutto ha ribadito: «Se non mi spostano, io qui voglio restare», a proposito della «scadenza del mandato al 31 dicembre».
Il direttore Marco Trivelli fa chiarezza sul suo futuro «Vorrei restare»
Il che dovrebbe chiudere ogni “sospetto” dopo le indiscrezioni che, di questi tempi l’anno scorso, lo volevano passare al Valduce o al Policlinico di Milano. Tutto alle spalle. Per Trivelli il futuro è a tinte lecchesi e targato LC.
Al lavoro
E anche sulle prossime sfide sanitarie da affrontare, Trivelli è altrettanto chiaro. A partire dagli infermieri e dalla presunta fuga verso la Svizzera.
«Io questa fuga verso la Svizzera non la vedo - ha spiegato Trivelli - portando i numeri dell’Asst. Negli ultimi due anni, dal 2024 al 31 agosto 2026, i dipendenti sono passati da circa 3.200 a 3.400, con un incremento di 234 persone, pari al 7%. I medici sono aumentati di circa 80 unità, mentre la criticità maggiore riguarda il personale infermieristico, che ha registrato una riduzione di circa 25 unità rispetto a due anni fa».
Il quadro, secondo il direttore generale, è quello di un forte ricambio: «Nell’ultimo periodo l’Asst ha assunto mediamente 32 persone al mese, a fronte di circa 24 uscite. C’è un grande movimento, una grande effervescenza. E la mobilità degli infermieri non sarebbe diretta soprattutto verso la Svizzera, ma anche verso il Sud Italia, dove alcune regioni, dopo anni di commissariamento e piani di rientro, hanno ripreso ad assumere personale. Nel 2025 - ha ricordato - la Lombardia ha perso circa 1.500 infermieri nel sistema pubblico».
Inverno
Trivelli ha quindi richiamato il problema demografico. La sanità, ha spiegato, dovrà fare i conti con generazioni sempre meno numerose: dai circa 1,04 milioni di nati del 1964 si è passati a circa 520 mila nati nel 2001-2002 e ai 360 mila del 2025.
«Pensare a livello nazionale di sostituire una generazione da un milione di nati con 500 mila nati in un settore come la sanità è molto difficile», ha osservato, ricordando che la componente infermieristica rappresenta ancora circa il 36% dei dipendenti dell’Asst.
Un altro punto riguarda il rapporto tra pubblico e privato. «La sanità non è solo pubblico», ha sottolineato Trivelli, ricordando che in provincia di Lecco esistono realtà private nelle Rsa, nella disabilità, nella psichiatria e in altri servizi. «Curare è un atto corale», ha spiegato, indicando come interlocutori e alleati tutte le realtà che concorrono alla presa in carico delle persone. «Non posso vedere la clinica Mangioni come un nemico quando fa prestazioni che non riesco a fare».
Per Trivelli, inoltre, il problema attuale non riguarda soltanto l’ospedale e la prestazione acuta, ma soprattutto la cura e la fragilità sociale. «Il disagio di oggi è sulla cura, che è una cosa diversa: non è possibile vivere dove c’è solitudine data da debolezza sociale». Da qui la necessità di sostenere Rsa, servizi territoriali e comunità. Infine il tema dell’organizzazione. Trivelli ha sostenuto la necessità di una maggiore capacità decisionale locale, perché «Non si può fare sanità allo stesso modo a Milano e a Lecco».
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