Povertà, nel Lecchese 1.324 persone aiutate dalla Caritas: record in diocesi

In un anno gli assistiti sono aumentati di quasi il 9%, a parità di centri di ascolto. Crescono le difficoltà tra anziani e lavoratori poveri: oltre un quarto delle persone seguite ha un’occupazione, ma non un reddito sufficiente

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Lecco

Nel Lecchese cresce il numero di persone che si rivolgono alla Caritas, mentre resta invariata la rete dei servizi. È il dato che emerge dal Rapporto 2025 dell’Osservatorio delle povertà di Caritas Ambrosiana e che fotografa una situazione sempre più complessa anche nella zona pastorale di Lecco.

I centri di ascolto attivi sul territorio sono rimasti dieci, lo stesso numero dell’anno precedente. Le persone accolte, invece, sono salite a 1.324, con un incremento vicino al 9% in dodici mesi. La media supera le 130 persone per ogni centro, il valore più elevato registrato nell’intera diocesi.

Un dato che si inserisce in una tendenza più ampia. Nell’insieme della diocesi le persone incontrate dai servizi Caritas sono state quasi 20mila, con una crescita del 57% rispetto al 2020. Per la prima volta, sottolinea il rapporto, l’aumento non è legato all’apertura di nuovi punti di ascolto o all’allargamento della rete dei servizi. A crescere è il numero di persone che si trovano in condizioni di difficoltà economica e sociale.

L’identikit di chi chiede aiuto conferma alcune caratteristiche già emerse negli ultimi anni. La maggioranza degli utenti è costituita da donne. In due casi su tre si tratta di persone di origine straniera. Prevale inoltre un livello di istruzione medio-basso, elemento che spesso si accompagna a maggiori fragilità nel mercato del lavoro.

Tra gli aspetti che preoccupano maggiormente c’è l’aumento degli anziani. Oggi rappresentano quasi il 13% delle persone accolte. Una quota che, dopo la crescita registrata durante l’emergenza sanitaria, non è più diminuita. Un segnale che evidenzia come le difficoltà economiche stiano coinvolgendo sempre più anche le fasce più anziane della popolazione.

Il rapporto mette inoltre in luce un fenomeno ormai strutturale: quello dei lavoratori poveri. A rivolgersi ai centri Caritas non sono soltanto disoccupati o persone fuori dal mercato del lavoro. Oltre un quarto degli assistiti ha infatti un impiego. Si tratta spesso di lavori part-time, a bassa qualificazione o con retribuzioni insufficienti a garantire un reddito adeguato. Avere un’occupazione, dunque, non rappresenta più una protezione automatica dal rischio di povertà.

Le difficoltà segnalate sono sempre più intrecciate tra loro. Due persone su tre presentano problemi legati al reddito, mentre circa una su tre deve fare i conti contemporaneamente con più forme di fragilità: lavoro, abitazione, situazione familiare e salute. Condizioni che rendono più difficile uscire da uno stato di bisogno e richiedono interventi articolati.

Cambiano anche le richieste rivolte ai centri di ascolto. Diminuisce il ricorso ai pacchi alimentari, mentre aumentano le domande di ascolto, orientamento e accompagnamento. Cresce inoltre la richiesta di consulenze specialistiche, in particolare in ambito legale e per l’inserimento lavorativo.

Secondo la lettura proposta da Caritas Ambrosiana, questi cambiamenti indicano una povertà che tende a diventare cronica e che non può essere affrontata soltanto con risposte emergenziali. La sfida è costruire percorsi capaci di seguire le persone nel tempo, mettendo insieme sostegno economico, servizi, orientamento e accompagnamento.

Per il territorio lecchese, dove ogni centro di ascolto si trova oggi a gestire il numero medio più alto di utenti della diocesi, il rapporto rappresenta un indicatore importante dello stato di salute sociale della comunità e delle difficoltà che continuano a interessare famiglie, lavoratori e anziani.

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