Reati contro gli animali, effetto legge Brambilla: centinaia di casi e più denunce

In vigore da luglio 2025, la norma riconosce gli animali come esseri senzienti: centinaia di casi già perseguiti, fino a 4 anni di carcere per l’uccisione e multe più alte

Lecco

Centinaia di criminali identificati per maltrattamento, uccisione e altri reati ai danni degli animali; un aumento delle denunce da parte dei cittadini per reati che riguardano gli animali e, infine, nuove norme che forniscono a forze dell’ordine e magistratura gli strumenti per intervenire. Questi i principali risultati della legge Brambilla, in vigore dal luglio 2025, che riconosce gli animali come esseri senzienti e potenzia la tutela giuridica contro maltrattamenti e abbandono.

“La legge – afferma la deputata presidente di LEIDAA – non rappresenta solo una grandissima vittoria, che l’Italia attendeva da più di vent’anni, ma una vera e propria rivoluzione. La prospettiva cambia: tutti gli animali diventano esseri senzienti, tutelati da una legge. Tutte le pene per chi commette reati nei loro confronti sono inasprite in maniera importante, a partire dall’uccisione di animale che prevede fino a 4 anni di reclusione e fino a 60 mila euro di multa sempre abbinata. In caso di maltrattamento si prevede il carcere fino a due anni e 30mila euro di multa».

Questi ultimi due reati rappresentano il 68,6 per cento di tutti i reati contro gli animali perseguiti dalle Procure italiane: rispettivamente il 39,6 e il 29 per cento del totale. «Dall’entrata in vigore della legge, abbiamo registrato centinaia e centinaia di casi. La percezione è quella di una sempre maggiore sensibilità dimostrata da comuni cittadini che ora trovano la forza di denunciare, certi che l’impunità sia finalmente finita. Tra le denunce molte riguardano la detenzione del cane alla catena, una pratica barbara e indegna di un paese civile, per cui la legge Brambilla prevede, in tutta Italia, una multa fino a 5mila euro».

Numerosi i casi che hanno fatto notizia: dal pitbull Diego, trovato morto il 18 luglio in un garage di Fabbrico (Reggio Emilia), a quello della cagnolona Bella, trascinata per sei chilometri, lo scorso ottobre a San Sebastiano al Vesuvio, con una bici elettrica, attaccata a un collare a strozzo, fino a farle sanguinare le zampette. Poi c’è il caso dei dieci cani confinati in una cisterna di 12 metri quadrati a Sciacca (Agrigento) e dei quattro cani da caccia maltrattati in un box di campagna a Sassoferrato (Ancona). La LEIDAA si è costituita parte civile nella stragrande maggioranza dei procedimenti in corso attualmente, tra gli altri il caso dei macachi detenuti dall’Università di Ferrara.

«La legge Brambilla tutela tutti gli animali, di qualsiasi specie. Tra gli aspetti di particolare importanza introdotti dalla nuova norma sono anche le aggravanti, che prevedono l’aumento di un terzo delle pene se i fatti sono commessi alla presenza di minori, nei confronti di più animali, o se sono diffusi attraverso strumenti informatici e telematici. Basterà partecipare come semplice spettatore a combattimenti e competizioni tra animali per incorrere in una pena detentiva fino a 2 anni e una multa di 30 mila euro, mentre per gli organizzatori si passa a una previsione di quattro anni e 160 mila euro di sanzione pecuniaria».

Infine, è stata introdotta la norma procedurale che, da Nord a Sud, ha già consentito alle associazioni di ottenere l’affido definitivo, dietro cauzione, di centinaia di animali sequestrati in qualsiasi fase del provvedimento: non torneranno più nelle mani di chi ha fatto loro del male, come accadeva prima. Tra i moltissimi casi in cui questa norma ha trovato già applicazione troviamo il sequestro, avvenuto a inizio dicembre, di ben 31 cani di razza Staffordshire Bull Terrier che vivevano in gabbie inferiori a un metro quadrato nel Veronese.

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