Cronaca / Lecco città
Mercoledì 21 Ottobre 2026
Smantellata banca occulta della criminalità organizzata, perquisizioni anche a Lecco
Trenta destinatari di misure cautelari, sequestri per oltre 21 milioni di euro e più di 350 finanzieri impegnati nell’operazione. Ricostruite fatture false per oltre 110 milioni e trasferimenti all’estero per circa 68 milioni di euro.
Lettura 1 min.Perquisizioni anche a Lecco nell’ambito di una vasta operazione della Guardia di finanza contro una presunta organizzazione criminale che avrebbe gestito una vera e propria «banca occulta» per riciclare denaro e agevolare attività illecite, tra cui il traffico di stupefacenti e le frodi fiscali. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Milano, insieme alla Direzione nazionale antimafia, ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 30 indagati: 16 destinatari della custodia in carcere e 14 degli arresti domiciliari.
Le perquisizioni sono in corso in numerose province italiane, tra cui quelle di Lecco, Como, Bergamo, Monza Brianza e Milano, con l’impiego di oltre 350 militari delle Fiamme gialle. L’operazione coinvolge anche Spagna e Svizzera, dove sono in corso attività per la cattura di tre indagati: due in territorio spagnolo e uno in quello elvetico.
L’indagine, sviluppata dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Milano con il supporto del Gruppo di Monza, avrebbe permesso di ricostruire un sistema di false fatturazioni per oltre 110 milioni di euro e trasferimenti di denaro all’estero per circa 68 milioni. Disposto inoltre un sequestro preventivo d’urgenza per oltre 21 milioni di euro. Nel corso delle attività si sta procedendo al sequestro di contanti, conti correnti, criptovalute, autovetture, imbarcazioni, gioielli, orologi di lusso e macchinette conta soldi.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il centro operativo del sistema si trovava a Pero, nel Milanese, dietro la copertura formale di una società di autonoleggio. Tre cittadini italiani, ritenuti contigui a organizzazioni mafiose, avrebbero gestito la struttura con il supporto di complici cinesi e albanesi. Le contestazioni riguardano presunti collegamenti con esponenti della ’ndrangheta crotonese (già condannati in via definitiva nelle inchieste “Infinito” e “Aemilia”) e del clan dei Casalesi, oltre che con soggetti ritenuti contigui alla cosiddetta «Quarta Mafia», la criminalità organizzata foggiana.
Il meccanismo si sarebbe basato su una rete di società cartiere, utilizzate per emettere fatture relative a operazioni inesistenti. Le imprese beneficiarie avrebbero effettuato bonifici per pagare prestazioni mai eseguite, ricevendo poi indietro il denaro in contanti, al netto di commissioni comprese tra il 2% e il 5%. Le somme sarebbero state in parte trasferite su conti esteri e successivamente movimentate attraverso piattaforme di scambio di criptovalute e portafogli digitali, con l’obiettivo di renderne più difficile la tracciabilità.
Tra le contestazioni figurano anche il riciclaggio internazionale, le frodi fiscali, i reati fallimentari e quelli in materia di armi. Secondo gli investigatori, parte dei proventi illeciti sarebbe stata destinata al sostegno di esponenti mafiosi detenuti e sarebbero state fornite armi e veicoli a soggetti contigui alla criminalità organizzata foggiana.
L’inchiesta avrebbe inoltre fatto emergere episodi di presunta corruzione e accessi abusivi ai sistemi informatici per ottenere informazioni riservate sulle indagini. Tra le persone coinvolte figurano, secondo il comunicato della Procura, un dipendente del Tribunale di Milano e un ex appartenente alla Guardia di finanza non più in servizio.
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