Stangata asili nido: «Peso insostenibile per tante famiglie»
Le tariffe arrivano a 584 euro sopra le soglie Isee a Lecco. Le associazioni locali riprendono l’allarme della Uil: «Gli aiuti attualmente in campo non sono sufficienti»
Lettura 2 min.Lecco
Pochi posti e costi elevati. Mandare un figlio al nido taglia una fetta della disponibilità economica mensile di ogni famiglia, in un momento in cui si sta profilando l’incremento sulle bollette energetiche e dove il caro spesa corre.
Ci vogliono in media 584 euro al mese e, per abbattere i costi con il bonus regionale, la struttura deve essere convenzionata con il Comune, e spesso in questa agevolazione non rientrano i micronidi familiari del settore privato, che sono una manna per tanti che non riescono a trovare posto negli asili nido comunali.
Lecco è terza tra i capoluoghi di provincia lombardi per costi degli asili nido.
Stando all’ultima analisi effettuata dalla Uil sulle tariffe applicate nei capoluoghi lombardi, in particolare, una famiglia con Isee di 25mila euro spende ogni mese in media 584 euro per il nido, incluso il servizio mensa.
Si tratta di un dato nettamente superiore rispetto alla media nazionale di 416 euro. Solo Sondrio con 641 euro e Varese con 605 euro presentano tariffe superiori a quelle di Lecco per quanto riguarda chi ha un Isee di 25mila euro. In caso invece di Isee a 15mila euro la spesa media a carico della famiglia per l’asilo nido, sempre incluso il servizio mensa, a Lecco è di 402 euro a fronte di una media nazionale di 296 euro.
«Per tante famiglie che hanno un reddito medio e due figli piccoli, uno al nido e uno all’asilo, sostenere le due rette diventa pesante, certo ci sono degli aiuti ma non bastano. Lecco poi è tra le città più care e mancano pure i posti - sottolinea Roberto Erba, presidente di Federconsumatori Lecco - inoltre dal mese prossimo arriveranno bollette molto più pesanti e per molti sarà complicato riuscire a farcela».
A lui fa eco Mauro Antonelli, direttore dell’Ufficio studi dell’Unione nazionale consumatori: «A Lecco le tariffe sono tra le più alte: tanto si parla di denatalità ma di contro si fa ben poco di concreto. Oggi queste spese costringono le famiglie a fare i “salti mortali” - rimarca Antonelli - uno dei genitori non può più scegliere di restare a casa un paio d’anni per crescere i figli perché i soldi non bastano. Servono investimenti da parte di Regione e dei Comuni per avere rette calmierate».
La posizione delle associazioni dei consumatori si affianca a quella della Uil con il segretario confederale Uil Lombardia Salvatore Monteduro che è schietto: «Quando una famiglia si trova a dover sborsare ogni mese quattro, cinque o persino seicento euro per mandare un figlio al nido, siamo di fronte a una spesa che incide pesantemente sul reddito familiare. Ma il problema è duplice: non basta calmierare i costi se poi il servizio non riesce ad accogliere chi ne ha bisogno. Il vero obiettivo deve essere quello di trasformare i posti finanziati in posti effettivi e fruibili».
Un aspetto, quello dei posti disponibili, che ha una ricaduta concreta anche a Lecco dove si discute del destino del cantiere per l’asilo nido di via Timavo a Bonacina, finanziato dal Pnrr e tutt’ora fermo dopo l’incendio di metà giugno.
Nidi che sono un servizio fondamentale ma che dovrebbero essere economicamente accessibili.
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