Tragedia al Fly Emotion: anche la Kong dovrà difendersi
L’azienda lecchese aveva chiesto l’archiviazione della propria posizione, ma la richiesta è stata respinta
Lettura 2 min.Albaredo
Nell’inchiesta su Fly Emotion per “cooperazione nell’omicidio colposo” aperta dalla Procura di Sondrio sulla tragica fine della turista Ghizlane Moutahir, 41 anni, sono finiti sotto la lente dei magistrati non solo supposte mancanze sul piano amministrativo, dell’inosservanza della formazione del personale addetto all’assistenza di chi aveva acquistato il biglietto, gli errori nella fase della vestizione dei clienti, ma anche la presunta inadeguatezza delle imbragature fornite ai clienti in cerca di emozioni forti con il volo in aerofune, sospesi nel vuoto, fra Albaredo per San Marco e Bema, nel cuore del parco delle Orobie valtellinesi.
Al termine delle indagini, condotte dai militari del Sagf-Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Sondrio con il supporto dei carabinieri di Morbegno, il procuratore, Piero Basilone, con il sostituto Daniele Carli Ballola, ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio dell’imprenditore savonese Matteo Sanguineti e altri sei indagati.
E fra questi figurano coloro che hanno fornito le attrezzature impiegate all’impianto che rappresentava un’attrattiva turistica dei due paesi montani e che, dopo la sciagura, non ha più riaperto. Le attrezzature utilizzate, ovvero le imbragature per le gambe, sono state definite “non idonee a garantire un’esperienza di volo in sicurezza”, sebbene siano state appositamente modificate per la zipline di Albaredo.
A parere dei magistrati la responsabilità, in questa sfera, deve essere attribuita a Gianni Pasini, classe 1971, nativo di Lecco e lì residente e Giuseppe Secomandi, classe 1969, residente a Caprino Bergamasco, rispettivamente manager alla testa del reparto tessile il primo e il secondo responsabile della qualità dell’impresa Kong Spa, azienda di primo piano nel settore degli articoli di sicurezza e per la montagna.
La ditta del Lecchese, a conclusione delle indagini, ha chiesto l’archiviazione della propria posizione, sostenendo che il decesso della donna fosse da ricondurre unicamente alle condotte omissive del personale in servizio all’impianto Fly Emotion, e che le modifiche apportate alle imbragature dovessero ritenute del tutto irrilevanti. Ma gli inquirenti sono stati di parere diverso e all’udienza preliminare, in programma davanti al giudice Antonio De Rosa, saranno chiamati anche loro a difendersi, per cercare di evitare il rinvio a giudizio chiesto dai pm. A giudizio degli inquirenti le forniture al parco avventura, precedute dalla modifica in fase progettuale, destinate all’utenza, non erano state sottoposte ad alcuna verifica sulla compatibilità funzionale delle imbragature stesse e, in particolare, su quelli che avrebbero dovuto essere i requisiti di sicurezza.
Nelle carte dell’inchiesta, inoltre, viene spiegato come è avvenuta la disgrazia. Alla 41enne Ghizlane non erano stati fatti indossare in modo corretto i cosciali dell’imbracatura e, in ogni caso, “senza avere assunto un sicuro e ottimale assetto di volo in posizione prona” in una manciata di secondi la donna finiva per assumere una posizione verticale, per poi giungere a 30 metri dalla stazione di arrivo e in quel momento il carrello iniziava, pericolosamente, ad arretrare sulla fune e la povera turista riusciva a rimanere sospesa, sul burrone, solo grazie alla forza delle sue braccia, non potendo “fare affidamento sui sistemi di contenimento parte dell’imbracatura fornitale (ossia i cosciali) e sulla staffa poggiapiedi”. C’è stato anche un tentativo di recupero, in avvicinamento, da parte di un’addetta: ma poi la turista, stremata, precipitava nel vuoto sfracellandosi sulle sottostanti rocce.
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