Un lecchese alla guida del calcio italiano? Spunta il nome di Mornati

Il segretario del Coni, ex canottiere e uomo di fiducia di Malagò, tra i candidati per la successione. Un profilo tecnico per riordinare la Figc.

Lecco

Un lecchese al vertice del calcio nazionale? Nessuna suggestione: è un’ipotesi tutt’altro che remota. Considerando che, anche da più media nazionali, il nome di Carlo Mornati (classe 1972), già segretario del Coni (Comitato olimpico nazionale italiano) circola insistentemente, insieme a quello di altri, come candidato a succedere a Gabriele Gravina ai vertici della Federazione italiana giuoco calcio.

Dopo la disfatta bosniaca dell’altra sera, con la terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali di calcio, il presidente federale Gravina non ha ancora presentato le proprie dimissioni, rimandando alla seduta del Consiglio federale – prevista la prossima settimana – qualsiasi decisione, personale o collegiale che sia.

Ma, al netto delle intenzioni di Gravina (sotto di lui ben due mancate qualificazioni ai Mondiali, delle tre di seguito) appare quasi scontato il suo addio ed è già scattato il toto-sostituto. Per un soggetto che potrà essere designato in Assemblea elettiva successiva dal Consiglio federale in un’ottica di immediato rinnovamento, od una personalità tecnica indicata-imposta dal Coni con un commissariamento – un super-manager sportivo quale appunto il lecchese Mornati è –, destinata a ripulire gli uffici-Figc come “traghettatore”, in vista di più meditate elezioni e nomine future da parte del mondo del calcio nazionale.

E proprio in quest’ultima ipotesi, quella del profilo-tecnico con super-competenze di carattere sportivo-gestionale, s’inserisce il nome di Carlo Mornati, ex canottiere pluri-medagliato anche della Moto Guzzi, atleta olimpico e già segretario generale del Coni sotto la presidenza di Giovanni Malagò (da considerarsi a tutti gli effetti una sorta di suo mentore). Mornati, che da tempo vive a Roma, non è certo una figura di esperienza e approfondita conoscenza dell’articolato (e paludoso) mondo del calcio, ma il suo nome viene speso in queste ore proprio perché al di fuori di dinamiche calcistiche ormai considerate superate e dannose.

In sintesi: un super-manager sportivo in grado – con la propria esperienza ed il proprio rigore tutto lecchese – di poter gestire le stanze del potere calcistico con la dovuta decisione, avulso da ogni dinamica pre-condizionata. Forse l’uomo giusto con le proprie competenze per riordinare la Figc e prepararla ad una svolta radicale successiva, fatta di riorganizzazione dei campionati e soprattutto (non solo a parole) di valorizzazione di giovani calciatori e vivai italiani. Naturalmente restano in lizza altri candidati: il principale oggi sembra essere lo stesso Giovanni Malagò.

L’ex presidente del Coni è considerato dal mondo del calcio il profilo più autorevole per esperienza e curriculum. Più defilato quello “ridondante” di Giancarlo Abete, già numero uno federale dal 2007 al 2014 – gli anni delle prime disfatte della nazionale, dopo la vittoria del 2006 –; con età e continuità con il passato che rappresentano evidenti limiti. In corsa anche il profilo di Matteo Marani. Il giornalista, attuale presidente di Lega Pro (e “delfino” di Gravina) è visto come figura di rinnovamento, ma comunque non certo brillantissimo nella gestione di una Lega Pro – quella a cui è affiliata il Lecco, per intendersi – scivolata proprio sotto la sua gestione in un vero e proprio caos. Infine i candidati attualmente al di fuori dall’ambito federale: fra i primi il nome dell’attuale presidente dell’Inter di Beppe Marotta, dirigente tra i più apprezzati in Italia, con l’ipotesi dell’ottantenne Adriano Galliani più defilata, per tante ragioni.

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