Cronaca / Lecco città
Venerdì 17 Luglio 2026
Vandalizzato il bivacco Ferrario
La struttura fu progettata da Mario Cereghini. Il sottosegretario regionale Mauro Piazza condanna il danneggiamento del manufatto in vetta alla Grignetta, recentemente restaurato.
Lettura 1 min.Un colpo al cuore della Grignetta. E non è la prima volta. Il Bivacco Ferrario, la “stella” che da quasi sessant’anni veglia sulle cime lecchesi, è stato vandalizzato. Una ferita che fa rumore tra Lecco e le sue montagne.
A intervenire, con parole dure, sono il Cai Lecco e il sottosegretario regionale Mauro Piazza: «Uno sfregio». E il messaggio è chiaro: individuare i responsabili e obbligarli a sistemare quello che hanno distrutto. Non solo punizione, ma lezione. «Il rispetto per il territorio deve prevalere sull’inciviltà».
Il bivacco, a 2.184 metri, non è una struttura qualunque. È un simbolo. Un rifugio di emergenza, certo, ma anche un pezzo di storia dell’alpinismo lecchese. Progettato da Mario Cereghini, quel piccolo igloo metallico incastonato sulla vetta della Grigna Meridionale racconta storie di fatica, solidarietà e memoria.
Dietro c’è la mano del Cai Lecco e dei Ragni, che negli ultimi anni avevano rimesso a nuovo la struttura con un lavoro paziente e volontario. Un restauro recente, spazzato via in pochi gesti. «Colpire questi bivacchi significa colpire l’intera comunità montana», sottolinea Piazza.
E la comunità, qui, è vasta. Parte dalle sezioni Cai, passa dagli alpinisti e arriva fino a chi la Grignetta la guarda ogni giorno dal lago o dalla città. Perché quel punto argentato, in cima alla “Guerriera”, è riconoscibile da lontano. È un riferimento.
La storia del Ferrario affonda nel 1965. A volerlo fu Giannina Ferrario, vedova dell’alpinista Bruno, morto sul ghiacciaio del Ventina. L’idea era semplice e potente: una cappelletta che fosse anche bivacco. Un luogo per ricordare e per salvare vite.
Non fu facile. Il primo tentativo di posa, nel settembre 1967, fallì: il vento fece precipitare la struttura nel canale sottostante. L’anno dopo, la svolta. Cai e Ragni trasportarono tutto a spalla, pezzo dopo pezzo. Il 4 novembre 1968, finalmente, l’inaugurazione con la messa celebrata da monsignor Gandini.
Da allora il Ferrario è rimasto lì. Ha affrontato tempeste, ghiaccio, inverni durissimi. E anche altri atti vandalici. «La nostra stella argentata tornerà a brillare», è la promessa che rimbalza tra Lecco e i suoi gruppi di montagna.
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