(Foto di Fabrizio Alfano)
In tantissimi al funerale dell’imprenditore brianzolo morto all’età di 83 anni. I ricordi di parenti, amici e collaboratori
Barzanò
Testardaggine e passione. Questi, secondo don Bruno Marinoni, ex parroco di Barzanò, oggi vicario episcopale per gli Affari generali nella Diocesi di Milano, i tratti caratteristici di Sergio Longoni. Ma a questi, prima le figlie, quindi i collaboratori, infine gli amici del Cai, ne hanno aggiunti tanti altri: onestà, umiltà, generosità, dedizione, altruismo, empatia. Un “grand’uomo”, come hanno ripetuto i tanti che lo hanno ricordato e come si leggeva su una delle corone fuori dalla chiesa parrocchiale.
Sopra a tutti, però, probabilmente, c’era la passione e l’amore per il suo lavoro. Come ha ricordato proprio don Bruno Marinoni, solo se ci sono, il risultato può essere buono, addirittura ottimo. Una passione che Longoni ricercava anche nei suoi collaboratori. Per questo, nei suoi negozi, a vendere i prodotti dei tanti sport non c’erano semplici commessi ma atleti che quello sport l’avevano praticato, e che quindi conoscevano quanto proponevano ai clienti.
Se don Bruno Marinoni ha offerto a tutti il ritratto di un uomo che aveva trasformato la passione per la montagna in un lavoro, sono state soprattutto le due figlie Francesca e Daniela a raccontare il Sergio Longoni più familiare, il papà e il nonno.
Francesca ha ripercorso gli ultimi anni segnati dalla malattia, definiti “due anni tosti” affrontati senza “libretto di istruzioni”, ma con la capacità, attribuita al padre, di “aprire nuove vie” anche nei momenti più difficili. Un imprenditore “visionario”, capace di costruire “dal nulla” un’azienda “riconosciuta” ma allo stesso tempo “un padre presente, nonostante gli impegni”, che rimpiangeva di non dedicare abbastanza tempo ai nipoti.
Daniela Longoni ha invece restituito un ricordo più intimo: «Eri il mio rifugio preferito», ha detto, descrivendo un padre capace di trasmettere valori come gentilezza e umiltà anche nel lavoro. Ha ricordato le ultime conversazioni, avvenute poco prima della morte, quando il padre, anche se in ospedale, continuava a interessarsi alla vita quotidiana della famiglia e dell’azienda. «Porteremo avanti ciò che hai costruito», ha promesso.
L’ex parroco don Giuseppe Scattolin ha intrecciato memoria personale e riflessione spirituale, ricordando un colloquio telefonico con Longoni e sottolineando la dimensione di servizio e di amicizia che ha caratterizzato la vita del fondatore di Sport Specialist, sempre attento nei confronti della comunità e della parrocchia.
Toccante anche il ricordo dei collaboratori. Una di loro ha parlato di Longoni come di un “capo famiglia”, ricordandone la presenza costante “in prima linea” e la capacità di sostenere tutti nei momenti difficili. «Non c’è stato giorno in cui non ci ha sostenuto. Non ha mai abbandonato nessuno di noi e quando le vicissitudini della nostra esistenza ci hanno messo alla prova, è sempre stato il primo ad accoglierci nel suo abbraccio e nelle sue parole di conforto».
Un passaggio significativo è arrivato anche dal mondo dell’alpinismo. Stefano Cazzaniga, a nome del Cai di Barzanò, ha rievocato un legame iniziato nel 1983 e mai interrotto. L’ultimo messaggio di Longoni, inviato pochi giorni fa ai soci che avevano partecipato a una gita sociale, è stato letto come simbolo di una presenza “costante” e di un attaccamento autentico alla vita associativa.
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