Agguato con la fiocina, ipotesi vendetta

Migliorano le condizioni del 60enne Montevecchia colpito all’addome da una fiocina in un parcheggio di Carvico. Preso l’uomo che ha sparato il dardo: all’origine del gesto potrebbe esserci una vendetta per questioni lavorative. Nella sua abitazioni undici coltelli, un machete, un’ascia e un fucile da sub

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Montevecchia

Sta bene ma dovrà restare ancora qualche giorno in ospedale il sessantenne di Montevecchia che lunedì pomeriggio è stato colpito all’addome da un dardo sparato da un fucile da sub. A confermare che il decorso post-operatorio sta procedendo per il meglio, uno dei due figli, incontrato sul piazzale del benzinaio di Montevecchia.

«Mio padre - racconta il giovane - sta bene. È stato colpito all’addome. La fiocina è penetrata abbastanza, ma non ha toccato punti vitali. Dopo l’operazione, deve restare sotto controllo. Sta bene ma non sappiamo quando potrà tornare a casa».

Sui motivi che hanno armato la mano del bergamasco di 59 anni che ha imbracciato il fucile da sub e colpito il montevecchino da una distanza di una decina di metri, mentre si trovava nel piazzale insieme alla moglie, 53 anni, dirigente della Carvico spa di Carvico, non ci sono certezze. «I motivi non li conosciamo», risponde il figlio. «Ci sono di mezzo i carabinieri».

Questa mattina, durante l’interrogatorio di garanzia, il 59enne che in un pomeriggio di follia ha puntato il fucile da sub contro un uomo e sua moglie, avrebbe potuto spiegare i motivi del suo gesto, ma ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere.

L’ipotesi che circola è che all’origine del gesto possano esserci motivi di lavoro. Il bergamasco risulta disoccupato da un paio d’anni. Sembra tuttavia che prima lavorasse proprio alla Carvico spa, dove la moglie del ferito riveste un ruolo apicale. Se così fosse, il bersaglio non sarebbe stato il sessantenne ma la moglie.

«Mia mamma - continua il ragazzo - ha parlato per due ore con i carabinieri l’altro giorno, ma non ha ancora visto di persona l’uomo che ha sparato. Non abbiamo una conferma che lavorasse per la stessa azienda per cui lavora mia mamma. Oggi ci sarà l’interrogatorio e speriamo di sapere qualcosa di più».

Allo stato, il cinquantanovenne di Terno d’Isola risulta gravemente indiziato del ferimento del cittadino di Montevecchia con un dardo sparato da un fucile da sub. I militari orobici lo hanno rintracciato nel giro di poche ore grazie alle testimonianze raccolte sul posto e alle immagini del sistema di videosorveglianza.

Grazie ai fotogrammi sono infatti riusciti a leggere i numeri di targa del veicolo a bordo del quale l’uomo si è allontanato. Attorno alle 21.30 lo hanno quindi individuato a Sarnico, in stato confusionale. Dopo averlo portato in caserma, lo hanno perquisito. La perquisizione dell’auto e del domicilio dove vive solo ha permesso ai militari di scoprire che il bergamasco possedeva undici coltelli, un machete, un’ascia e un fucile da sub compatibile con quello da cui è partito il dardo che si è conficcato nel petto del lecchese.

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