«Il capo della piazza sarà sempre don Giancarlo», l’abbraccio di San Zeno al suo parroco

Commozione e gratitudine ai funerali di don Giancarlo Cereda. Parrocchiani, familiari e istituzioni hanno ricordato il sacerdote che per 32 anni ha guidato la comunità di San Zeno, lasciando un’impronta indelebile fatta di fede, generosità, coraggio e attenzione agli ultimi

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Olgiate Molgora

Ci sono preti che ti cambiano la vita, indipendentemente dalla strada che si sceglie di percorrere. Don Giancarlo Cereda era uno di quelli. Per mezz’ora, oggi pomeriggio, al termine delle esequie, i suoi parrocchiani l’hanno ricordato con parole di stima e affetto che raramente si ascoltano. Messaggi dal profondo del cuore per un sacerdote che nei suoi trentadue anni trascorsi a San Zeno ha lasciato un segno che niente e nessun potrà mai cancellare.

Dopo il saluto dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, e quello del vicario generale monsignor Franco Agnesi, è toccato ai parenti e ai parrocchiani tracciare il ritratto più vero di un uomo che si è speso fino all’ultimo per gli altri. Toccante il ricordo del nipote che ne ha parlato come si parla di uno zio, che nonostante gli impegni dovuti al suo incarico, era sempre disponibile.

«Quando giocavamo ai soldatini, combattevamo lunghe battaglie immaginarie. Eppure, alla fine non moriva mai nessuno. Tutti facevano la pace. Forse senza saperlo, già allora mi stavi insegnando qualcosa di importante. Mi stavi insegnando che la forza non è vincere sugli altri. Ma costruire la pace, che la vita è più bella quando ci si tende la mano, che il bene trova sempre una strada».

Commosso fino alle lacrime, il sindaco Giovanni Battista Bernocco ha sottolineato come don Giancarlo abbia saputo «far crescere questa comunità come nessuno prima. Ti ricorderemo per la grande vicinanza ai più deboli, per la tua bontà d’animo. Per la grinta con cui hai saputo creare spazi condivisi dall’infanzia alla terza età».

Sono stati soprattutto i parrocchiani a restituirne un ritratto a tutto tondo. C’è chi lo ha tratteggiato come un sacerdote «innamorato del Signore, che si è innamorato del suo gregge, e lo hai guidato ed accompagnato sempre con fermezza ed entusiasmo» ma anche come un uomo «sempre di corsa, ottimista, costruttore, testardo estremamente generoso e aperto agli altri, sempre disposto ad aiutare concretamente e realmente chi aveva bisogno, allegro e giocoso e un po’ spericolato».

Altri ne hanno rammentato la caparbietà nell’inseguire progetti apparentemente impossibili, perseguiti al di là di ogni ostacolo. «Se c’è una cosa che ci ha insegnato il don è questa Non mollare mai. Zero non sarà più la stessa senza di te, ma ogni risata, ogni ricordo e ogni angolo di questa piazza parleranno sempre di te».

Una forza grazie alla quale a San Zeno sono state costruite tante strutture dietro alle quali c’erano e ci sono però tante persone. Per questo, don Emanuele Colombo, che ne erediterà il posto, a conclusione della lunga teoria di ricordi, ha ammesso che «il capo della piazza non si può sostituire: sarà sempre don Giancarlo. C’è però una parola bella che don Giancarlo diceva sempre: abbi fiducia. Oggi siamo tutti un po’ frastornati ma dobbiamo continuare ad avere fiducia perché don Giancarlo ha fatto tutto quello che ho fatto non perché contava sulle sue forze, ma perché si fidava di Dio».

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