Montevecchia: scontro sull’anfiteatro

Contro il progetto della giunta Pendeggia già raccolte 600 firme. Il sindaco: «Intervento di riqualificazione e valorizzazione ad ampio respiro»

Montevacchia

La realizzazione di un anfiteatro nell’area verde di via del Fontanile alimenta lo scontro a Montevecchia. Da una parte l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Ivan Pendeggia, che ritiene l’opera un’intervento di riqualificazione ambientale, dall’altra, invece, i cittadini, che la giudicano eccessivamente impattante.

Venerdì, i secondi, che hanno promosso una petizione che ha ormai superato le 600 firme, si sono riuniti in un’assemblea pubblica per discutere del progetto, che è stato avviato qualche settimana fa. Tra loro c’era anche Eugenio Mascheroni, a lungo prima cittadino, che ha spiegato che «a molti l’intervento proposto non piace». Tra le criticità più importanti c’è quella che riguarda la grande quantità di terra che sarà movimentata. Circa 8 mila metri cubi, che arriveranno da Olgiate Molgora, in seguito all’avvio dei lavori per la realizzazione della Greenway, e che saranno trasportati a Montevecchia per costruire l’anfiteatro. Per trasportare tutta la terra serviranno centinaia di camion, che dovranno percorrere via Fontanile e scaricare il contento del cassone nell’area verde.

Ai timori dei montevecchini contrari al progetto, un’ora prima dell’inizio dell’incontro, durante il quale sono state riassunte la tappe del progetto, l’amministrazione del sindaco Pendeggia ha risposto diffondendo un documento in cui spiega la propria posizione. Precisa che l’obiettivo non è «trasformare il paesaggio» ma «interpretarlo». Si tratterebbe, insomma, di un «progetto di landscape design» e si paragona l’intervento a quello effettuato a Governors Island a New York. Pendeggia e i suo precisano inoltre il valore del «riuso delle terre da scavo» che rientra in un processo di «economia circolare applicata al paesaggio», seguendo le indicazioni dell’European Green Deal. Quanto poi alla modificazione del paesaggio, si conclude sottolineando che «il progetto del Fontanile parla ai bambini che verranno, non solo agli adulti di oggi», perché in fondo «parla di educazione ambientale, di resilienza, di bellezza accessibile, di appartenenza».

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