Morto in un incidente: «Non stava correndo»

Airuno. La madre del sedicenne Lorenzo Grignani, morto in un incidente a Olginate, interviene dopo che l’uomo alla guida dell’auto ha patteggiato: «Mio figlio non aveva colpe».

Airuno

«Lorenzo non andava forte. Abbiamo fatto fare due perizie, mio marito ed io. Entrambe hanno concluso che Lorenzo non andava veloce. Se anche fosse andato a 50 all’ora, l’impatto ci sarebbe stato comunque».

È quanto sostiene Barbara Dal Santo, mamma di Lorenzo Grignani, che il 24 gennaio 2025 ha perso la vita in un incidente stradale a Olginate, dopo essersi scontrato con un’automobile che arrivava dalla direzione opposta e che era in fase di svolta.

Il giovane motociclista era diretto in via Pertini ad Airuno, dove abitava insieme a papà Giovanni, tornando dall’allenamento alla Canottieri.

Arrivato all’altezza dell’incrocio che porta a Olginate, la sua motocicletta si è scontrata frontalmente con un Suv che arrivava dalla direzione opposta.

L’impatto è stato violentissimo. I soccorritori arrivati sul posto avevano rianimato Lorenzo per quaranta minuti. Poi la corsa in ospedale a Lecco, con il ragazzo in condizioni disperate, in ospedale dove è morto.

«È stato detto che l’uomo alla guida ha patteggiato 12 mesi e che la pena è stata contenuta. In realtà, la richiesta era di 10 mesi e il giudice ha ritenuto di portarla a 12 mesi, evidentemente perché non la riteneva congrua. Per me, quindi, non si può dire che sia stata “contenuta” in virtù della velocità della moto di Lorenzo».

Dettagli che non cambiano l’esito di quella serata conclusasi con la morte del sedicenne, ma che per la mamma e il padre fanno la differenza.

«Su mio figlio sono state condotte tutte le possibili analisi tossicologiche. Non è invece stato così sull’uomo al volante. Mi chiedo solo perché? Per un incidente mortale come quello di Lorenzo pensavo fosse la prassi».

I genitori di Lorenzo non hanno alcuna intenzione di contestare la sentenza ma ritengono doveroso fare precisazioni su quanto avvenuto anche per tutelarsi in sede civile.

«Quello che vorremmo è che a Lorenzo non fossero imputate responsabilità che non ha e che non è giusto che si assuma. L’imputato doveva fermarsi prima di svoltare. Era buio, è vero, ma c’erano le luci della moto di Lorenzo e dell’auto che seguiva».

«La mia vita - prosegue la mamma - è finita quel giorno. Lorenzo era il mio unico figlio. Era una ragazzo buono, che suscitava in tutti simpatia. Era ubbidiente, sportivo anche se non gli piaceva studiare. Appena poteva, andava a fare sport con gli amici. Al di là della tragedia, c’è l’amarezza per le notizie inesatte sull’incidente e sul processo che potrebbero in qualche modo condizionare il risarcimento. Ogni incidente ha una propria dinamica. Quando però c’è un morto, spesso va a finire con il patteggiamento. Non penso che l’automobilista volesse causare un incidente mortale ma certamente c’è stata negligenza e disattenzione. E questo andrebbe sottolineato, evitando di dare a Lorenzo responsabilità che non ha».

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