Addio a Tino Conti: «La sua corsa è stata autentica e generosa»

Grande commozione a Cibrone per i funerali dell’ex professionista del ciclismo. «Ha corso con generosità nella vita come nello sport».

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Nibionno

Grande commozione oggi pomeriggio a Cibrone di Nibionno per l’ultimo saluto a Costantino Conti, mancato giovedì 11 giugno all’età di 80 anni. Conosciuto da tutti come Tino, Conti è stato professionista di ciclismo su strada tra gli anni Sessanta e Settanta (1969-1978), periodo in cui vestì le maglie delle squadre più prestigiose dell’epoca. A celebrare la funzione presso la chiesa di San Carlo Borromeo: il locale parroco don Mario Carzaniga e don Agostino Frasson dell’Opera Don Guanella di Valmadrera. «Con il cuore ricolmo di tristezza, ma anche con tanta gratitudine affidiamo Tino al padre - la toccante omelia di don Agostino -. Tino non era solo un campione del ciclismo, ma un uomo vero, che ha saputo fare della sua esistenza una corsa autentica e generosa. Durante la sua vita, Tino ha seguito l’esempio di San Paolo, portando avanti la sua corsa e conoscendo la fede. Tino ha conosciuto la fatica, il sudore e non ha mai nascosto la schiettezza del suo carattere. Ha combattuto anche con la sua attitudine ribelle in gioventù e infatti la sua buona battaglia è stata quella di riconoscere i suoi errori per rimettersi in sella e diventare un esempio per i giovani».

Da ciclista dilettante conquistò nel 1967 due ori ai Giochi del Mediterraneo di Tunisi e un prestigioso secondo posto al Tour de l’Avenir. Nella massima categoria vinse un Giro delle Marche, una Tre Valli Varesine, due volte il Gran Premio Industria e Commercio Prato, il Giro di Toscana e il Giro della Provincia di Reggio Calabria. Il suo nome rimane legato ai Mondiali di Ostuni, dove chiuse al terzo posto dietro al belga Freddy Maertens e a Francesco Moser. Nel 2024 diede alle stampe la sua biografia: una narrazione diretta e senza giri di parole, in cui mise l’accento sulle tante soddisfazioni raccolte in carriera, ma anche sui rimpianti e sugli errori che avrebbe dovuto evitare in gioventù. «Il vangelo di Marco ci consegna la chiave per capire la statura umana del nostro Tino - continua -. Nel ciclismo come nella vita siamo abituati a celebrare chi taglia il traguardo per primo, ma il vero ciclismo è fatto di gregari e di spirito di squadra. Il suo bronzo mondiale del 1976 dimostra che scelse il sacrificio per la squadra e il suo capitano, mettendosi al servizio degli altri proprio come Gesù». Al termine della funzione un lungo applauso ha accompagnato la bara di Conti all’uscita dalla chiesa. Il campione nibionnese lascia la moglie Maria Carla, la sorella Agnese, oltre ai nipoti e tantissimi amici. Continuerà a vivere nel ricordo di chi l’ha conosciuto, di chi gli ha voluto bene e dei tanti appassionati di ciclismo.

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