Cronaca / Oggiono e Brianza
Martedì 30 Giugno 2026
Centro islamico, scontro acceso in consiglio a Oggiono
Il sindaco Narciso ribadisce che per il Comune l’immobile è regolare. Ma la minoranza attacca: «Si nasconde dietro ai tecnicismi»
Lettura 2 min.Oggiono
«L’immobile di viale Vittoria non si configura quale luogo di culto o attrezzatura religiosa per la pianificazione urbanistica: l’aggregazione occasionale, anche per preghiere, non configura l’automatica trasformazione strutturale dell’immobile in un “edificio di culto”»: lo ha ribadito ufficialmente il sindaco, Chiara Narciso, l’altra sera in consiglio comunale. Per l’amministrazione, il capannone di proprietà dell’associazione di promozione sociale “Dar Al Salam Aps” non è una moschea.
Per Narciso «l’utilizzo dei locali quale sede operativa risulta normativamente legittimo anche all’interno di un immobile catastalmente qualificato a destinazione produttiva. L’amministrazione comunale, tramite ufficio tecnico e Polizia locale - ha assicurato - continuerà a monitorare per garantire che le attività si svolgano nel pieno rispetto della legalità, della sicurezza degli occupanti e senza arrecare pregiudizio al tessuto circostante». La presa di posizione del sindaco è avvenuta a seguito dell’interrogazione di una consigliera di minoranza, Debora Acerbi, a stretto giro dopo la visita di Digos e carabinieri in municipio, per acquisire documentazione.
Al consiglio comunale il sindaco ha riferito: «I dati risultanti dai pubblici registri indicano che l’Aps in oggetto è iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore da luglio 2022. Dalla scheda di iscrizione ministeriale emerge che la sede legale dell’associazione è in via Leopardi a Oggiono. Il capannone citato nell’interrogazione costituisce una sede operativa per lo svolgimento delle attività dell’associazione, secondo il cui statuto sono di “Attività di interesse generale”, in base al Codice del Terzo settore». Il sindaco ha ribadito: «Il capannone non si configura quale luogo di culto o attrezzatura religiosa: solo questa fattispecie richiederebbe una specifica e diversa pianificazione urbanistica ed edilizia».
Ha proseguito Narciso: «Come confermato dalla consolidata giurisprudenza amministrativa (da ultimo, il Consiglio di Stato, con sentenza 09823 del 2024), la libertà religiosa e di associazione, garantita dagli articoli 17 e 19 della Costituzione, include momenti partecipativi, di studio, educazione o preghiera, i quali non possono essere aprioristicamente considerati come mutamento d’uso abusivo. L’immobile è inserito in una zona D2 e, sotto il profilo normativo, i locali in cui si svolgono le attività degli enti del Terzo settore sono compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica. Di conseguenza, l’uso dei locali quale sede operativa risulta normativamente legittimo anche all’interno di un immobile a destinazione produttiva. L’esame della documentazione tecnica esclude profili di abusivismo edilizio. Agli atti dell’ufficio Edilizia privata del Comune risultano regolari praticamente storiche che ne hanno autorizzato la realizzazione e le successive modifiche, garantendone la conformità. Si aggiungono i recenti lavori di manutenzione straordinaria (consistiti nel rifacimento della copertura e nella ridistribuzione degli spazi interni), eseguiti con regolare presentazione di una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (Scia), redatta e asseverata da un professionista abilitato. Tale pratica edilizia risulta tuttora efficace».
«Totale insoddisfazione» è stata espressa in Consiglio comunale da Debora Acerbi per la risposta «evasiva e disconnessa dalla realtà» data dal sindaco, Chiara Narciso, alla sua interrogazione: «Mentre il sindaco continua a nascondersi dietro ai tecnicismi e a celare la realtà spacciando questa struttura per una semplice associazione culturale e così aggirare il Piano di governo di territorio - ha dichiarato Acerbi - la clamorosa smentita arriva direttamente dal sito web dell’associazione, dove non si trova affatto il programma di un centro culturale, bensì compare a caratteri cubitali la parola “moschea” accompagnata dagli orari delle preghiere. Nella sezione “informazioni utili” viene persino indicata la presenza della sala delle abluzioni. Che cosa fa un’associazione culturale con una sala destinata al rituale liturgico di purificazione? È obbligatorio prima di accedere alla preghiera e - ha aggiunto Acerbi - richiede installazioni specifiche: rubinetti bassi, sedute per lavaggio di mani, viso e piedi. Non è un elemento ricreativo, neutro: è una caratteristica edilizia funzionale esclusivamente all’esercizio del culto. Dunque: chi volete prendere in giro? Questa è una moschea a tutti gli effetti che opera in totale violazione della destinazione urbanistica, in anarchia anche viabilistica, per giunta il venerdì che a Oggiono è giorno di mercato: dal capannone - ha detto Acerbi - escono in massa fedeli in auto, moto e a piedi; altri, coi giubbetti catarifrangenti, dirigono abusivamente il traffico. Dagli atti emerge anche che nessuna autorizzazione è stata richiesta per l’evento di massa del 27 maggio, Festa islamica del Sacrificio: i residenti sono stati svegliati alle 6 dai richiami del muezzin col megafono ma, per il Comune quell’evento non esisteva. Come se la legalità ammettesse corsie preferenziali o trattamenti di favore».
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