Cronaca / Oggiono e Brianza
Sabato 19 Settembre 2026
Inverno demografico. la situazione a Lecco. «Serve un cambio di mentalità»
Convegno con il demografo Alessandro Rosina promosso da Comunità democratica
Lettura 2 min.Lecco
Già il titolo, “Inverno o glaciazione?”, riassume la drammaticità del momento e fornisce materiale perché gli studiosi, la politica e le istituzioni se ne occupino, valendosi dei dati senza indulgere ad atteggiamenti, ottimistici o pessimistici che siano, secondo l’impostazione ideologica. Lecco e il declino demografico al centro del dibattito promosso nella sala di Confcommercio da Comunità Democratica. Dopo i saluti del vicesindaco Carlo Piazza, particolarmente sensibile al tema, che si è interrogato sul profilo che la nostra città avrà nel 2050 (le stime Istat prevedono un aumento degli over 80 di quasi 2.000 unità) e sui servizi che, di conseguenza, un’amministrazione dovrà essere in grado di offrire. Il professor Alessandro Rosina, relatore dell’incontro e professore ordinario di Demografia alla Cattolica di Milano, ha esordito fotografando lo stato dell’arte: mettere al mondo un figlio, rispetto al passato, è una scelta libera, le donne lavorano e si vive più a lungo. “Eppure, afferma, i capisaldi che hanno permesso alle passate generazioni di pensare e progettare il proprio futuro sono venuti meno: studiamo più a lungo, gli stipendi sono più bassi, mancano politiche attive del lavoro e l’acquisto della casa è insostenibile”. E poi una serie di provocazioni: «Chi dagli anni ’70 in poi ha investito meno in innovazione, sviluppo e valorizzazione del capitale umano? L’Italia. Chi ha la percentuale più bassa di laureati in Europa? L’Italia. Chi ha il numero maggiore di laureati che se ne vanno all’estero? L’Italia». E lo stesso vale per i tassi di occupazione giovanile, tra i più bassi d’Europa, e per l’altissima percentuale di Neet, giovani che non studiano e non lavorano: 6.000 in provincia di Lecco. Come dire, un quadro che più nero non si può. «Bisogna investire nelle politiche di conciliazione tra vita e lavoro, nei bonus per l’infanzia, nei congedi di paternità, condizioni essenziali pro-natalità. È arrivato il momento di adeguare politiche ferme agli anni ’50 e ’60, che oggi non rispondono più alle esigenze della società attuale». All’interrogativo su quale sia il pericolo più incombente, il professore non ha dubbi: «Il contesto depressivo, imperante anche nella narrazione. Dobbiamo, pur nella complessità della questione, utilizzare un linguaggio diverso che sappia guardare il mondo con occhi nuovi per trovare soluzioni all’altezza». I dati della nostra provincia sono sovrapponibili a quelli nazionali in termini di trend e assai chiari: dopo l’ultimo picco di nascite registrato nel 2005 (3.200 nati), il numero è diminuito: 2.800 nel 2015, fino a 1.950 nel 2025. Si accompagna un restringimento del numero di donne in età fertile: quelle tra i 20 e i 40 anni sono passate dalle 49mila del 1995 alle sole 34mila stimate per il 2030. E cala, perciò, drasticamente il numero di figli per ciascuna famiglia. Puntuale l’intervento del direttore generale dell’ASST Lecco Marco Trivelli, chiamato opportunamente in causa considerando che longevità e salute camminano di pari passo. «Qualsiasi aggiornamento o strumentazione tecnologica non potrà mai sostituire la competenza assistenziale degli infermieri, figure sempre più richieste e la cui mancanza mette in crisi i nostri ospedali. Alla generazione che ora varca la soglia pensionabile, ipotizzando in un milione la massa di cittadini che raggiungerà questa fascia, corrisponderà un’area di giovani che la potrà assistere di sole 300mila unità. Si registrano anche movimenti del capitale umano che, in controtendenza rispetto alle dinamiche dei trasferimenti dal Sud al Nord per garantirsi una sanità più evoluta, vedono, dopo il Covid, il ritorno di una migrazione verso Sud degli operatori sanitari». Raffaele Straniero, già consigliere regionale e sindaco di Oggiono, di Comunità Democratica, rassicura che quello di ieri non sarà un appuntamento sporadico, anzi manifesta la volontà di creare un tavolo provinciale permanente.
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