Cronaca / Oggiono e Brianza
Sabato 29 Agosto 2015
L’abbraccio di Cesana all’arcivescovo
Il cardinale Scola è arrivato oggi in occasione del quattrocentesimo della riconsacrazione della chiesa. Ha parlato dell’«intera famiglia umana» fatta «di culture diverse, ma chiamate dal dato di fatto di vivere insieme»
Lettura 1 min.CESANA
L’arcivescovo Angelo Scola ha fatto ingresso prima delle 18 nella piazza panoramica affacciata sul lago di Pusiano, antistante la chiesa dei santi Fermo e Rustico della quale si celebra il quattrocentesimo di riconsacrazione; i fedeli del paese e della comunità pastorale lo hanno accolto con un prolungato applauso, mentre risaliva dalla grotta della Madonna, ai piedi del sagrato, accarezzando bambini e stringendo mani di anziani.
Il primo saluto è stato tributato al cardinale dalla banda e dal corpo degli alpini (protagonista peraltro di larga parte dei preparativi e del servizio d’ordine); a ricevere Scola sono stati, naturalmente, anche i sacerdoti: il vicario episcopale monsignor Maurizio Rolla, l’amministratore della comunità pastorale e parroco di Suello don Francesco Grasselli, il parroco di Cesana don Piergiorgio Barbanti, il predecessore don Rino Valente, altri religiosi nativi del paese – come don Claudio Nora e don Lodovico Colombo – suor Rosangela Valsecchi e suor Marilena Castelnuovo, oltre alle suore che prestano a Cesana la propria opera.
Hanno concelebrato altri preti del decanato; la funzione è stata accompagnata dalla corale ed è stata celebrata all’aperto, con l’altare situato alla sommità della scalinata; decine, i fedeli; tra le autorità, in prima fila c’erano i sindaci dei tre paesi della comunità, composta oltre che da Cesana e Suello anche da Pusiano. La celebrazione s’è aperta con le parole di don Francesco: «Accogliamo con gioia l’anniversario della riconsacrazione, nel quale si riconosce la presenza di una comunità cristiana che si fortifica».
Scola ha ricordato l’importanza d’essere «comunità, dove la singola personalità è nulla, ma che d’altronde nulla diminuisce dell’irripetibile unicità di ciascuno»; si è quindi riferito all’«intera famiglia umana» e all’odierna società «di culture diverse, ma chiamate dal dato di fatto a vivere insieme». L’arcivescovo ha messo in guardia dalla «celebrazione di riti esteriori» rimarcando valori come «l’umiltà e la responsabilità che è conseguenza di una vita di fede; essere responsabili in ogni circostanza e rapporto quotidiano: è di ciò – ha concluso – che ha bisogno la famiglia umana».
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