«Né con gli Usa, né con la Danimarca: la Groenlandia vuole l’indipendenza»

Giorgio Meroni, ingegnere di Oggiono, impegnato con altri ricercatori in un progetto di ricerca e mappatura dei sentieri in Groenlandia: «Le mire di Trump? La volontà degli inuit è chiarissima»

Oggiono

Le nuove dichiarazioni di Donald Trump, tornato a ventilare l’idea di “acquisire” la Groenlandia agli Stati Uniti, riaccendono un tema che sembrava archiviato. Proprio lì – tra iceberg, piccoli villaggi e comunità inuit in trasformazione – poche settimane fa ha viaggiato Giorgio Meroni, ingegnere di Oggiono impegnato con altri ricercatori in un progetto di ricerca e mappatura dei sentieri.

Com’è l’umore della popolazione groenlandese rispetto all’ipotesi di un’ingerenza americana?

«La volontà è chiarissima: indipendenza. Quando siamo arrivati a Ilulissat – città all’interno di un sito Unesco – abbiamo parlato con il sindaco. Ci ha spiegato che i groenlandesi non vogliono finire sotto Washington, ma neppure continuare a dipendere dalla Danimarca, lo Stato madre.»

Perché c’è diffidenza verso Copenhagen?

«È una frattura che nasce da lontano. Negli anni ’70 molte donne inuit furono sottoposte a spirali anticoncezionali senza vero consenso. Solo ora arrivano rimborsi – parliamo di 40mila euro a famiglia, briciole rispetto al danno culturale e umano. Questo tema è vivo e doloroso: per molti è la prova che da Copenhagen non hanno ricevuto rispetto.»

Oltre alla politica, che Groenlandia avete incontrato?

«Un Paese ricchissimo di risorse ma ancora in cammino verso l’autonomia. Hanno enormi quantità di pesce, ma le royalties sono danesi. Loro lavorano, ma i soldi vanno altrove. Molti giovani vorrebbero diventare imprenditori, ma manca esperienza.»

E sul fronte del turismo, una risorsa potenziale enorme?

«Il turismo è in crescita ma ancora acerbo. Noi ci siamo mossi con mezzi locali – aerei interni, traghetti, biciclette – ma spesso ci siamo dovuti arrangiare. Arrivano le grandi crociere USA e Canada, però lasciano poco sul territorio. Con il nostro gruppo stiamo valutando progetti per formare guide e migliorare l’accoglienza, in modo sostenibile.»

Com’è il paesaggio? Per molti la Groenlandia è solo ghiaccio.

«Non è così. Per 140 chilometri dalla costa, niente ghiaccio. Solo iceberg e lingue glaciali che arrivano al mare. Ci telefonavano dall’Italia chiedendo della neve, e noi pedalavamo in bici con 10–15 gradi! Il “vero” ghiacciaio lo raggiungi solo guidando verso l’interno.»

E la società, come vive nelle piccole città?

«Più viva del previsto. Certo, d’inverno arrivano buio totale, depressione e alcol, è inevitabile. Però d’estate la comunità si accende: discoteche piene, gente in giro, grande apertura ai visitatori. La disponibilità delle persone mi ha stupito, più degli islandesi, se posso dirlo.»

Tornerete?

«Sì. Vogliamo esplorare la costa est, molto più remota: due soli centri abitati, il fiordo più lungo del mondo, il parco più grande del pianeta. Dovevamo andare quest’anno ma c’era la festa del centenario dell’autonomia. L’obiettivo è tornare presto, magari in inverno.»

E allora, con Trump pronto a rialzare la voce, chi sarà padrone della Groenlandia?

«Per quello che ho visto io, nessuno tranne i groenlandesi. Non mi sembrano intenzionati a vendersi – né agli americani né a chi li governa da secoli»

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