Cronaca / Oggiono e Brianza
Mercoledì 28 Ottobre 2026
Dieci anni fa il crollo del ponte di Annone: «Tragedia impossibile da dimenticare»
Era il 28 ottobre del 2016 quando il ponte a scavalco della Statale 36 crollò, causando la morte del civatese Claudio Bertini. Ci sono voluti quasi nove anni affinché la giustizia concludesse il proprio iter, arrivando alla condanna di due dipendenti della Provincia di Lecco. Nel frattempo il ponte è stato ricostruito, ma le immagini di quei giorni restano impossibili da dimenticare.
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«Dieci anni dopo quel 28 ottobre 2016, il primo pensiero va sempre a Claudio Bertini, “vittima innocente di una tragedia che ancora fatichiamo a comprendere”, come dissi alla sua famiglia subito dopo il crollo»: le parole di Patrizio Sidoti, sindaco di Annone all’epoca dei fatti, riportano indietro l’orologio di colpo.
Dice Sidoti: «Arrivare tra i primi a quel ponte spezzato sulla Ss36 resta il momento più duro dei miei tanti anni da pubblico amministratore: lo smarrimento per un disastro che lasciava un enorme amaro in bocca si è però trasformato subito nell’impegno per restituire un’opera indispensabile per la vita del nostro paese e di tutto l’Oggionese. In quella battaglia - afferma - non sono mai stato solo: il mio ringraziamento va ancora oggi a tutti i consiglieri regionali, all’amministrazione provinciale, ai sindaci del circondario, anzitutto a Rino Mauri di Civate, che si batterono con me, ai parlamentari e all’allora ministro Graziano Delrio, perché all’epoca fummo davvero tutti in prima linea, fianco a fianco. Oggi il nuovo ponte, dedicato proprio al professor Bertini - ricorda Sidoti - unisce di nuovo le nostre comunità e resta un monito permanente affinché la sicurezza dei cittadini non conosca mai più attese o esitazioni».
A presiedere la Provincia, nel 2016, c’era Flavio Polano: «La prima immagine che mi viene alla mente - rievoca - è l’incredulità; ricordo di aver detto: non sarà vero, non è possibile. Ci ho messo un po’ a elaborare, tanto la cosa era enorme; non eravamo ancora nell’era dell’intelligenza artificiale, sennò avremmo pensato tutti: è un fake. Comunque, andai là davvero un’ora e mezza dopo, ritenendo che non potesse essere vero. Non avevo contezza dello stato dell’arte dei ponti, né che i tecnici già da mesi stavano discutendo con Anas. Arrivato là, è stata una visione veramente impressionante e, da allora, quell’immagine me la porto dentro».
Confessa, Polano: «Sono trascorsi dieci anni eppure, ogni volta che passo lì sotto, io vedo ancora il ponte caduto. Mi è rimasta questa immagine, e non me la tolgo più dalla testa». Aggiunge, l’ex presidente della Provincia: «Purtroppo, in Italia siamo sempre alle solite: deve succedere un evento tragico e dopo, vabbè, le cose nel settore pubblico si muovono. Dal crollo di Annone è partita un’azione continuativa per mettere in sicurezza i cavalcavia. Le risorse tuttavia sono quelle che sono; aggiungo: va bene fare il ponte di Messina, però, forse, tutti quei soldi, se li spendessimo nel mettere a posto i ponti che ancora non sono pienamente sicuri, sarebbe meglio. Almeno in Lombardia, comunque, la tragedia è stata presa sul serio e - evidenzia Polano - è stata fatta una puntuale ricognizione di tutti i ponti stabilendo degli step, dei gradi di resistenza dei manufatti. Questo piano, partendo dai lavori più urgenti, prosegue tuttora. Da noi, si è mosso qualcosa, insomma. Purtroppo, deve sempre scapparci il morto, affinché le cose si mettano in movimento».
Emilio Villa, già assessore alla Sicurezza di Oggiono, presidente dell’Associazione nazionale carabinieri e ora dell’associazione interforze “Ipa Alta Brianza” ricorda: «Fui tra i primi ad arrivare: stavo svoltando verso il Golf club, a poche centinaia di metri dal ponte, e vedo una nube densa: credevo fumo, ma era polvere. Mi avvicino: una scena incredibile. L’autotreno era rovesciato, con l’autista ancora lì accanto e l’Audi bianca là sotto. Sembrava irreale; ho chiamato la Polizia locale e non ne sapeva nulla. Allora, ho telefonato al comandante dei carabinieri. Intanto, il traffico impazziva. Ho preso quello che avevo in macchina e mi sono messo a dirigere i veicoli in uscita dalla Ss36 verso Oggiono. Era il caos. Poi, dopo pochi minuti, su quella scena da film è cominciato il sorvolo degli elicotteri e si è mobilitato il mondo».
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