Cronaca / Oggiono e Brianza
Sabato 12 Settembre 2026
Vincita milionaria: «Non c’è da festeggiare, così si alimenta la ludopatia»
Don Maurizio Mottadelli e il vicesindaco Claudio Castelli invitano a riflettere sulla maxi vincita al SuperEnalotto: «In Caritas molti arrivano rovinati dal gioco». L’allarme per un problema già molto serio e per il rischio che il colpo milionario spinga altre persone a tentare la sorte
Lettura 1 min.Oggiono
«Non c’è assolutamente niente da celebrare: questa vincita non è una festa, bensì una tragedia». A convergere su questa tesi sono il parroco don Maurizio Mottadelli e il vicesindaco di Oggiono, Claudio Castelli, entrambi commentando a caldo la notizia del “6”, da 223 milioni di euro, centrato al SuperEnalotto.
Don Maurizio, senza mezzi termini, dichiara: «Non possiamo che esprimere una dura critica in seguito a questa vincita milionaria, che è benzina sul fuoco devastante della ludopatia. Non è un’affermazione pedante o per partito preso, ma per l’esperienza diretta che viviamo in Caritas parrocchiale e decanale, rafforzata per di più dai numeri che, purtroppo, non mentono: sono eloquenti e drammatici. Pertanto l’unica cosa che mi viene da dire - sostiene il sacerdote - è che 230 milioni di euro sono una follia. A parte che non so neanche come si faccia a spendere una cifra simile in un’unica vita, questa vincita così clamorosa trascina, di fatto, lo Stato nuovamente sul banco degli imputati per una piaga che non solo esso legalizza, ma addirittura alimenta».
«Il gioco d’azzardo legale - denuncia don Mottadelli - crea illusioni, specialmente nelle fasce più fragili della popolazione e una vincita da 230 milioni di euro ne genererà ulteriori: il mio profondo dispiacere è perché vedo tante persone rovinarsi proprio con le schedine e i Gratta e Vinci. In Caritas molti vengono perché si sono autodistrutti, e hanno trascinato con sé le famiglie: spendono tutto ciò che hanno e si indebitano gravemente per questi giochi; quindi, il mio non è un dissenso teorico, ma qualcosa che tocco con mano e, del resto - ricorda don Maurizio - la ludopatia non è una teoria, è una piaga vera che purtroppo lo Stato, con queste giocate, contribuisce ad ampliare».
Riprende, l’ex prevosto: «Il fenomeno è già drammatico, per cui c’è proprio poco da festeggiare; da parte mia, dico che così si dà fuoco a ulteriori polveri: è una spirale da cui, chi ci casca, non riesce a uscire: ci manca solo di mostrare, adesso, lo scintillio di un miraggio milionario».
Per il vicesindaco Castelli «di fronte a una notizia come questa, il primo pensiero che mi viene non è di giubilo, ma piuttosto di preoccupazione: infatti, per un fortunato che fa notizia, il contraccolpo è inevitabilmente quello di alimentare il desiderio di tentare la sorte, mentre ci sono milioni di giocate andate perse e che rimangono completamente invisibili. La probabilità di fare “6” al SuperEnalotto è, infatti, di circa 1 su 622 milioni, cioè appena lo 0,00000016%. Numeri che spiegano perfettamente perché si chiami gioco “d’azzardo”. Più che rallegrarsi per i milioni vinti, credo quindi - dichiara Castelli - che questa notizia dovrebbe far riflettere. La ludopatia è un problema molto serio, contro il quale si combatte quotidianamente attraverso campagne di prevenzione, convegni, studi e iniziative di sensibilizzazione. Ciò non significa demonizzare chi compra occasionalmente una schedina. Il gioco può rimanere un passatempo finché resta consapevole e sotto controllo; la vincita record “una tantum” può cambiare una vita, ma non dobbiamo dimenticare quante vite il gioco d’azzardo compromette drammaticamente ogni giorno».
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