Cronaca / Valsassina
Lunedì 12 Ottobre 2026
Cinghiali in Valsassina, prati devastati e animali vicino alle case
Cresce la preoccupazione a Vendrogno e Mornico per le incursioni dei cinghiali, che devastano prati e coltivazioni e arrivano fino ai giardini delle abitazioni. A lanciare l’allarme è l’ex sindaco di Vendrogno, Pierandrea Acerboni, che chiede interventi urgenti
Lettura 1 min.Vendrogno
Cresce l’allarme per i cinghiali in Valsassina. Terreni e prati devastati a Vendrogno e a Mornico, con incursioni degli animali fin nei giardini delle ville e delle case, in particolare durante le ore notturne. Campi rovinati, prati sconvolti e buche profonde che rendono difficile anche il lavoro di chi ancora si prende cura della montagna. Una situazione che si trascina da anni e che oggi, secondo chi vive sul territorio, è diventata insostenibile.
A portare il grido di allarme è Pierandrea Acerboni, storico ex sindaco di Vendrogno, che denuncia una presenza sempre più invasiva degli ungulati e invoca misure per contenerne il numero. «Non è possibile avere una situazione del genere sul territorio abbandonato. Se noi non provvediamo a contenere i cinghiali, non ce la facciamo più. Li abbiamo fuori dalla casa e, come si vede nella cunetta della provinciale, è tutto scavato: sembra sia passato uno scavatore a tirare su la terra».
I danni, spiega Acerboni, non riguardano soltanto il paesaggio, ma anche la possibilità di continuare a mantenere puliti prati e boschi. «La gente non ce la fa più a pulire i prati né a tagliare i boschi, perché viene arato tutto, distrutto tutto. Ed è pericoloso. Penso che sia ora di intervenire, non soltanto facendo cacciare i cinghiali all’interno dei boschi, dove ci sono e dove danno fastidio. Adesso la gente ha paura: vengono dentro i giardini, vicino alle case. Non ne possiamo più». Un problema che si trascina da parecchi anni e per il quale, secondo l’ex primo cittadino di Vendrogno, non si è ancora riusciti a trovare una soluzione efficace.
Accanto ai cinghiali, anche i cervi contribuiscono ai danni alla vegetazione e alle coltivazioni, mettendo in difficoltà chi continua a lavorare la terra e a mantenere vivi i terreni di montagna. «I cinghiali qui sono stati portati a suo tempo dai cacciatori, mi dicono. Io non sono un cacciatore e non voglio esserlo, però quando i cacciatori ci servono per intervenire bisogna farlo. Abbiamo cervi da tutte le parti che spaccano le piante, abbiamo meli e quel poco che ancora viene coltivato in campagna viene distrutto, sia dagli animali sia dai cinghiali che rovinano il territorio. Non sappiamo più cosa fare».
A preoccupare è anche la sicurezza delle persone. La presenza degli animali, ormai sempre più vicini alle abitazioni, alimenta la paura tra i residenti, in particolare tra le famiglie. «I bambini hanno paura, le donne hanno paura ad andare in giro perché sono davvero tanti. Bisogna convivere con gli animali, ma non è così che si fa», sottolinea Acerboni, che invoca una riduzione significativa della popolazione dei cinghiali, senza mettere a rischio la sopravvivenza della specie. «Secondo me bisogna fare una scelta drastica: non perdere la razza, ma ridurre la quantità, e farlo in fretta. Altrimenti la gente non pulirà più i prati e ci sarà sempre più una situazione di abbandono in montagna».
Il rischio, dunque, è che ai danni provocati dagli animali si aggiunga un progressivo abbandono dei terreni, con conseguenze per l’agricoltura e per l’attività di manutenzione del territorio.
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