Il rifugio Cazzaniga Merlini ai Piani di Artavaggio ha un nuovo gestore

Il 2 ottobre al via la nuova gestione del rifugio degli Alpini di Lecco affidata a Samuele Rossi, giovane gestore del Mirtillo di Lizzola. L’obiettivo dell’Ana è anche restaurare la parte storica progettata da Mino Fiocchi, danneggiata durante la guerra

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Barzio

Samuele Rossi è attualmente il gestore del rifugio Mirtillo in val Bondione, a Lizzola di Valbondione (provincia di Bergamo) per la precisione. Ma da domani sarà lui il nuovo gestore del Rifugio Cazzaniga Merlini ai piani di Artavaggio, di proprietà degli alpini di Lecco.

Emiliano Invernizzi, presidente dell’Ana di Lecco è davvero entusiasta di questa novità: «La nuova gestione non è stata facile da individuare – premette -. La selezione è stata lunga e dura perché al giorno d’oggi non è facile trovare un gestore di un rifugio posto a 2mila metri di altitudine. La commissione ha ritenuto Samuele adatto prima di tutto perché ha già questa attività avviata altrove. Lui è molto organizzato, porta avanti e dirige staff di qualità, è molto determinato ed è giovane. Fa questo di lavoro e sta costruendo un centro di cottura in Brianza riservato alle sue attività che farà le preparazioni per i piatti da proporre nei rifugi. Questo per avere personale specializzato nei rifugi e garantire qualità».

Sabato partirà questa nuova avventura, ma lui ha intenzione di ampliare ulteriormente la sua opera. «Ci ha dato garanzie di scelta di una cucina di alto livello qualitativo per scelta delle materie prime e loro proposizione – spiega ancora Invernizzi - Avrà personale stabile al rifugio e garantirà l’apertura del rifugio come da contratto. Avrebbe potuto partire ad agosto, ma poi si è sposato e ora con determinazione porterà avanti questa nuova avventura. Noi siamo molto contenti e, pur con tutte le cautele del caso, porteremo avanti questo rifugio che tra l’altro dovrà essere restaurato nella sua parte più antica e storica».

Dopo la raccolta fondi per la chiesetta del Pian delle Betulle ora la “missione” degli alpini è riqualificare anche “il Nido d’Aquila”, ovvero la capanna Cazzaniga, che è una chicca architettonica progettata da Mino Fiocchi. «Da quando non è stata più utilizzata non è più stata mantenuta come avrebbe richiesto. Ha una facciata sopra il salto del masso del rifugio e ha un affresco molto importante sul corpo degli alpini da restaurare. Il rifugio è quello nuovo, dedicato alla ristorazione, ma la parte bianca con le greche verdi è la parte antica che venne incendiata dalle forze nazifasciste durante la fine del secondo conflitto mondiale e venne inaugurata dal Beato don Gnocchi».

Insomma, quella che Rossi porterà avanti non è la semplice riapertura di un rifugio tra i più storici del nostro circondario, ma anche una vera e propria operazione culturale e di riqualificazione di una parte importante del rifugio. Il soprannome “nido d’aquila”, è dovuto alla sua iconica struttura ottagonale che sorge arroccata su un evidente sperone roccioso che domina l’intero altopiano dall’alto e offre una spettacolare terrazza panoramica sulle Prealpi Lecchesi. Di più. Ai Piani d’Artavaggio è anche il più alto visto che si trova a 1885 metri di quota (il Nicola, poco sotto è a 1870). Certo, niente a che vedere con il rifugio più alto della provincia di Lecco che rimane il Brioschi, situato a 2.410 metri (ufficialmente a 2.403 m) di altitudine sulla vetta della Grigna Settentrionale (Grignone) nel territorio di Pasturo.. Ma si può essere comunque soddisfatti.

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