Cronaca / Valsassina
Martedì 04 Agosto 2026
Rubata dal rifugio Sassi Castelli la bandiera del CAI arrivata al K2: «Un atto vile e ignobile»
Il cimelio era stato portato sul K2 nel 2004 e firmato dai 21 componenti della spedizione e da altri alpinisti incontrati al Campo Base. La SEL: «Un gesto che lascia tutti perplessi. Speriamo che venga restituita».
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“Un atto vile e ignobile”. I gestori del rifugio Sassi Castelli ai Piani di Artavaggio definiscono così la scomparsa della bandiera del CAI che nel 2004 arrivò fino al K2. Un cimelio dal forte valore simbolico e affettivo, custodito nella sala Fiocchi del rifugio, che sabato scorso è sparito dai muri. Preso e portato via da qualcuno.
E così, dopo i vandalismi ai bivacchi in Grignetta e sul Magnodeno, ancora una volta l’etica della montagna, o meglio il rispetto per le cose altrui, è finita nel dimenticatoio, lasciando grande amarezza.
La bandiera non è un semplice oggetto decorativo: tra maggio e giugno del 2004 aveva accompagnato una spedizione del CAI al K2 ed era stata firmata dai suoi 21 componenti, oltre che da altre spedizioni incontrate al Campo Base.
“Degli autori di tale ignobile atto non abbiamo prove, ma certezze sì – scrivono i rifugisti su Facebook -. La speranza è che abbiano il coraggio di restituircela”.
Un episodio che riaccende dunque il dibattito sul rispetto della montagna, dei suoi rifugi e dei luoghi che custodiscono la storia dell’alpinismo lecchese. Un tema sul quale interviene anche Mauro Colombo, presidente della SEL – Società Escursionisti Lecchesi -, proprietaria del Sassi Castelli.
“I rifugisti ci hanno informato di questo atto che lascia un po’ tutti perplessi. Purtroppo questi gesti ultimamente si stanno ripetendo. Davvero un brutto vizio che si sta diffondendo.
La bandiera – prosegue Colombo - è un simbolo importante perché fu portata sul K2 durante la manifestazione “Summit for Peace” nel 2004, alla quale prese parte anche Danilo Aluvisetti che è il papà dell’attuale gestore del Sassi Castelli. Per lui quella bandiera è quindi un motivo di orgoglio.
Siamo inoltre reduci dai festeggiamento per i 100 anni del rifugio: giorni di gioia rovinati la settimana dopo da questo episodio.
Per l’autore del gesto – conclude Colombo – quella bandiera non credo abbia alcun significato, si tratta di puro vandalismo, quindi auspichiamo che possa prendere coscienza e restituire quello che per il rifugio e per tutti gli appassionati della montagna è diventato un simbolo”.
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