Tangenzialina di Bormio, il Tar respinge il ricorso: «Iter corretto»

La sentenza conferma la regolarità del procedimento amministrativo e delle valutazioni ambientali. Per i giudici il progetto nasce nel 2005 e non è legato alle Olimpiadi 2026. La sindaca Cavazzi: «Ora confronto con Regione Lombardia sul futuro dell’opera»

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Bormio

Il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia ha respinto il ricorso presentato da associazioni ambientaliste e cittadini contro la tangenzialina nella piana dell’Aluto di Bormio mettendo alcuni punti fermi su uno degli interventi maggiormente chiacchierati degli ultimi anni in Alta Valle. Nelle motivazioni della sentenza vengono ripercorsi iter, istruttoria, ruoli dei diversi enti coinvolti, aspetti ambientali e correttezza amministrativa mettendo alcuni punti fermi. Innanzitutto non si tratta di un’opera nata per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, avendo l’intervento una genesi che affonda le sue radici nel lontano anno 2005 ed, inoltre, l’iter seguito sin qui dal comune di Bormio, regione Lombardia e Soprintendenza risulta essere corretto con un Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) pienamente legittimo.

Nella sentenza viene ricostruito l’iter di un progetto approvato da regione Lombardia nel 2005 e successivamente inserito nella pianificazione regionale, nel Piano Territoriale Regionale di Area (PTRA), nel Piano Territoriale Regionale (PTR) e negli strumenti urbanistici del comune di Bormio. Ma andiamo con ordine. La motivazione legata all’approntamento di una tangenzialina è «quella di snellire, tramite un’opera realizzabile nel breve periodo – come si legge nella relazione istruttoria relativa al progetto in valutazione approvata nel settembre del 2023 – il traffico locale che si concentra lungo il centro abitato di Bormio, soprattutto nei mesi invernali ed estivi, quando si registrano i picchi di presenze, con forti ripercussioni sul traffico stradale locale». In tale contesto le Olimpiadi, se del caso, avrebbero in prima battuta rappresentato solo una sorta di accelerazione relativa ad un progetto sul quale si sono espressi anche i consigli comunali precedenti, rispetto all’attuale, con provvedimenti degli anni 2005, 2012, 2013 e 2016. Dando uno sguardo al presunto danno ambientale lamentato in più di un’occasione, in primis dalle associazioni ambientaliste, a detta del Tribunale «lo studio di impatto ambientale ha preso in considerazione tutte le componenti ambientali significativamente interessate dalla realizzazione delle opere (atmosfera, rumore, vibrazioni, salute umana, acque superficiali e sotterranee, geologia, uso del suolo e sistema agro-alimentare, gestione dei materiali da scavo, biodiversità e paesaggio)».

Anche in questo caso netta la presa di posizione del Tar che ha evidenziato come non emergano elementi tali da dimostrare una carenza di istruttoria o un’omessa valutazione degli impatti ambientali. Contattata telefonicamente nel pomeriggio di ieri la sindaca di Bormio Silvia Cavazzi, innanzitutto si è detta dispiaciuta per la divisione emersa all’interno della comunità, negli ultimi anni, su questo progetto «che – questa la sua sottolineatura – non è una mia “battaglia personale” ma un intervento in itinere da anni. La sentenza è molto chiara e conferma la correttezza dell’operato di regione Lombardia, comune di Bormio e Soprintendenza, che insieme hanno lavorato nel rispetto delle regole, dell’ambiente e dell’interesse pubblico. In sintesi evidenzia la legittimità del PAUR». Ed ora? «Si aprirà – ha evidenziato – un’interlocuzione con regione Lombardia per esaminare i possibili scenari. Ad oggi non c’è alcuna risposta sul futuro dell’opera».

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