«Città del futuro: ripartire da bambini, acqua e buio»

Elena Granata, professoressa di Urbanistica al Politecnico di Milano e Vicepresidente della Scuola di Economia Civile, protagonista di un incontro con il sindaco Mauro Gattinoni nella sala conferenze di Palazzo Falck.

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Lecco

Un dialogo su Lecco e le città del futuro. Un’altra idea di città, come recita il titolo del nuovo libro di Elena Granata, professoressa di Urbanistica al Politecnico di Milano e Vicepresidente della Scuola di Economia Civile, protagonista di un incontro con il sindaco Mauro Gattinoni nella sala conferenze di Palazzo Falck.

Gli argomenti trattati nel libro da Granata sono diventati assist perfetti per un dibattito sulle prospettive delle città, soprattutto in termini di spazi pubblici: «Siamo in un momento delicatissimo per le città del mondo” ha spiegato Granata “Da sempre luogo del progetto di vita e incarnata per tutti dallo spazio comune, la città vede ora un modello che invece ne parla in termini economicisti, come una piattaforma che deve produrre business. Siamo in un tempo scellerato, in cui consideriamo positivo che le cose costino tantissimo».

Occorre ripartire da alcune basi: bambini, acqua, buio, ombra: «Pian piano abbiamo iniziato a privatizzare tutto, persino il buio. Oggi paghiamo per andare in baita in alta montagna dove finalmente vediamo le stelle perché il buio i bambini metropolitani non lo conoscono. Ripartire dalla città di tutti significa considerare quei beni che di solito trascuriamo: luce e buio, giorno e notte. A chi fa bene avere i bambini nello spazio pubblico? Agli anziani e adulti. Una comunità che si abitua a non avere intorno i bambini, diventa intollerante con loro. Una comunità che si prende cura dei piccoli si pacifica, diventa più accogliente. Cala il testosterone, nel maschio che si occupa del bambino piccolo. Questo è stupendo perché significa che la natura, nella relazione con il piccolo, educa l’adulto. Se non abbiamo intorno i bambini diventiamo violenti e intolleranti. Non è una questione di maternità e paternità ma di uomini e donne capaci di cura».

L’importanza della natura anche nel contesto cittadino: «Non è soltanto estetica ma qualcosa che impatta sulla salute. La mia tesi sulle panchine? Bisogna averle e sono troppo poche, devono stare all’ombra e bene illuminate la sera. Con la crisi climatica dobbiamo riuscire a godere della frescura degli alberi. Sono cose banali ma è questo il punto su cui hanno lavorato le città più evolute d’Europa. Alberi, panchine e illuminazione. Da come combini questi tre elementi definisci la qualità dell’esperienza di sicurezza, comodità e socialità della comunità».

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