Elezioni a Lecco, parola ai candidati: Francesca Losi

Francesca Losi, candidata sindaco per il Partito Popolare del Nord, lancia la sua candidatura puntando su sicurezza, viabilità e rilancio dell’identità manzoniana di Lecco

Lecco

Francesca Losi, candidata sindaco per il Partito Popolare del Nord, lancia la sua candidatura puntando su sicurezza, viabilità e rilancio dell’identità manzoniana di Lecco. Propone più parcheggi, una riorganizzazione del lungolago, servizi concreti per le famiglie e una visione territoriale più ampia della città, con attenzione anche ai rioni e alla rigenerazione urbana.

Losi, partiamo dall’inizio: perché questa candidatura e perché così presto?

«È una candidatura politica, prima ancora che personale. Volevamo riportare il tema del Nord dentro il dibattito di un capoluogo lombardo, perché negli ultimi anni è scomparso dall’agenda. Io però sono lecchese, amo questa città e i suoi problemi sono diventati subito i miei. Ho una formazione umanistica, lavoro, sono madre: i temi sociali li vivo ogni giorno e credo di poterli interpretare bene» .

Se dovesse scattare una fotografia della Lecco di oggi, cosa si vedrebbe?

«Due nodi evidenti: sicurezza e viabilità. La percezione di insicurezza è diffusa, e non da ieri. E sulla viabilità siamo a un livello critico: lungolago compromesso, traffico congestionato, vie d’uscita insufficienti. Serve intervenire in modo deciso, non con soluzioni tampone» .

Lei parla di interventi concreti: cosa farebbe subito?

«Un riordino del lungolago per eliminare i restringimenti e ripristinare la funzionalità. E poi parcheggi: servono, punto. Anche con project financing pubblico-privato, ad esempio sotto la Basilica. Non possiamo far finta che il problema non esista mentre la città si blocca» .

Uno dei suoi cavalli di battaglia è la “città manzoniana”. Non è un’idea già sentita mille volte?

«È proprio questo il punto: se ne parla da decenni senza fare nulla. Io voglio trasformarla in economia reale. Lecco può diventare una città letteraria, come Recanati con Leopardi. Ma servono luoghi, percorsi, esperienze. I turisti devono vivere il romanzo, non leggere un dépliant» .

Tradotto: meno convegni e più realtà?

«Esattamente. Basta convegni autoreferenziali. Serve restituire fisicità ai luoghi manzoniani, creare percorsi immersivi, servizi, accoglienza. Se Verona riempie con il balcone di Giulietta, possiamo farlo anche noi con molto più contenuto» .

Capitolo caldo: sicurezza e moschea. Posizione netta?

«Il tema non può essere gestito con decisioni calate dall’alto. Serve rispetto per tutte le culture, ma anche attenzione ai diritti, soprattutto delle donne. Il Comune deve vigilare e garantire che nessuno resti indietro o in condizioni di fragilità» .

Parliamo di famiglie e calo demografico: cosa può fare davvero un Comune?

«Molto più di quanto si pensi. Le donne fanno figli se lavorano e se hanno servizi. Servono orari scolastici più lunghi, centri estivi potenziati, supporto concreto alle famiglie. E il Comune deve coordinare, anche coinvolgendo imprese e territorio» .

C’è anche il tema della “Grande Lecco”: suggestione o necessità?

«Necessità. I problemi non si fermano ai confini comunali: traffico, collegamenti, turismo. Serve una regia territoriale vera, non collaborazione occasionale. Il lago, ad esempio, è una risorsa di trasporto ancora sottoutilizzata» .

Infine i rioni: spesso dimenticati.

«Sono l’identità della città. Lì ci sono commercio di prossimità, anziani soli, comunità vive. Vanno valorizzati uno per uno. Penso anche a progetti di rigenerazione, come nella valle del Gerenzone: potrebbe diventare un quartiere creativo, con nuove funzioni» .

In una frase: che città propone Francesca Losi?

«Una città con identità chiara, culturale ed economica insieme. Più servizi per le famiglie, più attenzione alla sicurezza, e la capacità di affrontare davvero i nodi strutturali che oggi frenano Lecco»

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