Elezioni a Lecco, parola ai candidati: Mauro Fumagalli

Mauro Fumagalli si presenta come il candidato del dialogo, della mediazione e di un modo “diverso” di amministrare Lecco. Parole che oggi, in una campagna elettorale consumata tra reel, slogan e litigate nei commenti social, sembrano quasi archeologia politica.

Lecco

Mauro Fumagalli si presenta come il candidato del dialogo, della mediazione e di un modo “diverso” di amministrare Lecco. Parole che oggi, in una campagna elettorale consumata tra reel, slogan e litigate nei commenti social, sembrano quasi archeologia politica. Mancava solo una Balena Bianca parcheggiata in piazza Garibaldi e il quadro era completo. Eppure il candidato di Orizzonte per Lecco insiste proprio su questo: riportare il confronto e l’ascolto al centro dell’amministrazione cittadina.

Fumagalli, Orizzonte per Lecco viene definita una lista centrista. Si riconosce in questa etichetta?

«Più che centrista io parlerei di baricentro. Un luogo attorno al quale costruire punti di incontro e soluzioni condivise. Non è solo una questione geometrica o di stare a metà tra destra e sinistra. È il tentativo di superare una polarizzazione che secondo me oggi soffoca il confronto politico».

Perché avete sentito il bisogno di creare una lista autonoma rispetto agli schieramenti tradizionali?

«Ci sono ragioni sia generali sia locali. Sul piano generale credo che questo clima da tifoseria permanente non aiuti a trovare soluzioni. Mediare non è una brutta parola, anzi dovrebbe essere il compito della politica. Sul piano locale invece c’è stata una delusione rispetto al modo con cui è stata amministrata la città, soprattutto sul metodo. E dall’altra parte non mi convincono certi toni che vedo nel dibattito politico».

La vostra lista raccoglie anche l’eredità di Appello per Lecco. Quanto pesa questa storia?

«Pesa molto. Ci sono persone che in questi anni hanno fatto opposizione con grande lavoro di approfondimento e studio. Quel patrimonio ce lo portiamo dentro. Poi intorno a questo si sono aggregate altre persone che avevano la stessa sensazione: serviva uno spazio politico diverso».

Come è nata la sua candidatura?

«Direi quasi per caso. All’inizio partecipavo ad alcuni incontri, a discussioni tra persone che ragionavano sulla città. Poi è arrivato il momento di trovare un candidato e, come spesso succede, quando bisogna esporsi davvero tanti fanno un passo indietro. A un certo punto qualcuno mi ha detto: “Perché non lo fai tu?”. All’inizio ho sorriso, non ci pensavo minimamente. Poi però mi sono lasciato convincere».

Qual è l’elemento che distingue davvero Orizzonte per Lecco dalle altre liste?

«Il metodo. Noi abbiamo scelto lo slogan “Lecco città che unisce” perché vogliamo governare in modo diverso. Oggi la richiesta più forte che sento andando nei quartieri è la necessità di ricostruire fiducia. E la fiducia si ricostruisce ascoltando davvero le persone, non semplicemente sentendole».

Che differenza c’è tra sentire e ascoltare?

«Ascoltare significa prendere sul serio ciò che ti viene detto. Significa anche accettare che chi critica non lo faccia necessariamente per ostilità. A volte basta avere l’umiltà di dire: abbiamo sbagliato, cambiamo strada. Non succede nulla. Non siamo infallibili».

Lei ha criticato spesso il ruolo marginale del consiglio comunale.

«Sì, perché secondo me in questi anni è stato sacrificato troppo. Il consiglio comunale è il luogo centrale della democrazia cittadina. Lì siedono persone votate dai cittadini, maggioranza e opposizione. Devono poter discutere davvero, non limitarsi a ratificare decisioni già prese altrove».

Quali sono le scelte dell’amministrazione uscente che considerate più sbagliate?

«Sul traffico e sulla viabilità ci sono situazioni evidenti. Penso alla zona di via Palestro, via Bezzecca, via Spromonte. Ho incontrato residenti e comitati che da anni chiedono modifiche. Ci sono soluzioni che hanno complicato la vita ai cittadini senza che se ne capisse davvero la logica».

E poi c’è la questione della Casa Comunale.

«Per me è stata la madre di tutti gli errori. C’era un progetto pronto e finanziato per trasferire il Comune nell’ex Politecnico di via Marco d’Oggiono. Se fosse stato completato oggi avremmo una sede unica, meno affitti sparsi per la città e una gestione più efficiente. Invece ci troviamo con uffici disseminati ovunque e costi importanti».

Sul tema economico proponete anche un alleggerimento fiscale.

«Sì. Con la chiusura del mutuo derivato si libereranno risorse importanti. Una parte significativa dovrebbe essere utilizzata per abbassare tariffe e imposte o per sostenere servizi alle famiglie. Penso ai centri estivi, alle fasce medie che oggi fanno fatica. La priorità deve essere aiutare chi ha bisogno prima di pensare al resto».

Quindi meno aiuole e più sostegno sociale?

«Le cose belle fanno piacere a tutti, ci mancherebbe. Però non possono venire prima delle difficoltà delle persone. Se una famiglia fatica ad arrivare a fine mese, quello deve essere il primo problema dell’amministrazione».

In caso di ballottaggio che posizione prenderete?

«Non ci saranno accordi sottobanco. La legge prevede uno strumento trasparente che è l’apparentamento. Eventuali confronti avverranno alla luce del sole e coinvolgendo tutta la lista. Io non sono proprietario dei voti di nessuno».

Perché i lecchesi dovrebbero votare Mauro Fumagalli?

«Prima di tutto dico: andate a votare. Poi chiedo di guardare non solo i programmi, ma anche le persone. Io non prometto miracoli. Posso mettere in campo la credibilità e la fiducia che mi sono costruito in tanti anni di lavoro e volontariato. Oggi Lecco ha bisogno soprattutto di questo».

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