Il Pd porta il Laboratorio Lombardia a Sondrio

Dalla sanità alle infrastrutture, passando per spopolamento e Olimpiadi: il vicepresidente del Consiglio regionale Emilio Del Bono, ospite a Sondrio, traccia una fotografia critica della Lombardia e presenta il progetto Laboratorio Lombardia, il percorso promosso dal Partito Democratico per costruire proposte e ascoltare i territori in vista del futuro della regione

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Sondrio

Un viaggio tra ascolto e proposte, con lo sguardo rivolto al futuro di una Lombardia che cambia e che oggi mostra crepe evidenti. Emilio Del Bono, vicepresidente del Consiglio regionale e consigliere del Partito democratico, è stato in visita in provincia e ospite negli studi di Unica TV a Sondrio per fare il punto sulle sfide della Valtellina e della regione.

Partiamo dal “Laboratorio Lombardia”: di cosa si tratta?

È un contenitore voluto dal Partito democratico per costruire una visione della Lombardia del futuro. L’idea è doppia: da un lato definire indirizzi programmatici in vista delle prossime elezioni regionali, dall’altro creare una rete di ascolto nei territori. È un lavoro paziente, non legato all’immediatezza elettorale. Da amministratore so quanto sia fondamentale capire bisogni, aspettative e anche i sogni delle comunità.

Cosa emerge dai primi incontri?

Un dato su tutti: la Lombardia non è più quella di una volta. Non cresce più a ritmi molto superiori al resto d’Italia, ma si muove allo stesso passo, con un Pil intorno allo 0,5-0,6%. Questo significa meno ricchezza e maggiore disuguaglianza. Le differenze interne si sono ampliate: basti pensare che il Pil pro capite a Milano supera i 55mila euro, mentre a Sondrio si ferma a circa 25mila. È una distanza enorme, che racconta di territori che corrono e altri che restano indietro.

Uno dei nodi è quello delle infrastrutture.

Assolutamente sì. Qui abbiamo un sistema ferroviario fermo al dopoguerra: stessi tempi, stessi cadenzamenti. Da Milano a Sondrio si impiegano due ore, più mezz’ora per Tirano. È impensabile. Servono interventi concreti come i raddoppi selettivi sulla linea, per migliorare la frequenza e l’efficienza. Inoltre, il trasporto merci è ancora per il 93% su gomma: un dato che ci rende poco competitivi e poco moderni.

E sulla viabilità stradale?

Ci sono investimenti in corso, alcuni condivisibili, altri ancora incompleti, su tutto il territorio regionale. Penso all’accordo con ANAS da 400 milioni, che però non vede ancora concretezza. Servono opere utili, come la tangenziale di Tirano, ma bisogna evitare interventi troppo impattanti e poco efficaci, come nel caso della tangenziale di Bormio. Capitolo sanità: uno dei temi più sentiti. Ed è anche legato al tema dello spopolamento. Le persone restano o se ne vanno soprattutto per lavoro e servizi. E tra i servizi, sanità e scuola sono fondamentali. La Lombardia era un’eccellenza, oggi è scesa al quinto-sesto posto nei livelli essenziali di assistenza. Il problema è strutturale: troppe risorse concentrate sugli ospedali e una sanità territoriale indebolita. Inoltre, il sistema ha favorito la sanità privata nelle aree urbane, lasciando sguarniti i territori periferici. Case e ospedali di comunità sono strumenti utili, ma mancano medici e infermieri. Il personale è sottopagato e il sistema è stato via via destrutturato. Anche il sociosanitario è in crisi, con RSA che non riescono a rispondere alla domanda crescente di una popolazione sempre più anziana.

Parliamo delle Olimpiadi e della loro eredità.

Sono stato e resto favorevole ai grandi eventi: danno visibilità internazionale. Però sulle opere infrastrutturali i ritardi sono evidenti: molte non erano pronte prima e non lo sono nemmeno dopo. Ora dobbiamo chiederci quali interventi servano davvero al territorio. Alcuni sono fondamentali, altri rischiano di essere poco utili o troppo invasivi.

Qual è la vera eredità olimpica per la Valtellina?

Deve essere la connessione: infrastrutturale, economica e umana. Bisogna integrare il sistema alpino lombardo con quello trentino, investire nel turismo e nelle competenze. Senza dimenticare l’imprenditorialità locale, dall’agricoltura alla manifattura. Ma soprattutto bisogna trattenere i giovani: senza lavoro e servizi, se ne vanno. Una fotografia lucida, quella tracciata da Del Bono, che mette in evidenza ritardi, ma anche potenzialità. La sfida, oggi, è trasformare l’ascolto in scelte concrete.

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