Lecco, scontro politico sui monopattini a noleggio

Giacomo Zamperini (FdI) attacca il servizio di sharing definendolo «un disastro annunciato» e chiedendone l’interruzione immediata, denunciando degrado e rischi per la sicurezza. Replica Pietro Regazzoni (PD), che sottolinea che il servizio non costa nulla al Comune e difende la mobilità sostenibile come opportunità per la città.

Lecco

«Un disastro annunciato che va immediatamente fermato». Così Giacomo Zamperini, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, descrive lo stato del servizio dei monopattini a noleggio a Lecco. Anche negli ultimi giorni sono state diverse le segnalazioni sui social di monopattini abbandonati o danneggiati in città, compreso un veicolo gettato nella fontana del monumento dedicato ad Antonio Stoppani. «Questa è solo l’ultima goccia, - commenta Zamperini - anche se il vaso è traboccato da tempo: non si può accettare che un veicolo pensato per favorire uno stile di vita più sostenibile finisca come monnezza urbana e concorra ad aumentare il degrado e il senso di insicurezza percepita a danno dei lecchesi. Stiamo parlando di un disastro annunciato, viste le esperienze in altre città come Milano. Ciò nonostante, il centrosinistra alla guida dell’amministrazione comunale persevera negli errori dettati dalla cieca fede nell’ideologia green che demonizza l’utilizzo delle macchine».

Secondo l’accordo tra il Comune e la società Dott, la flotta messa a disposizione dall’operatore, che nel complesso dovrebbe contare tra i 150 e i 200 veicoli, sarà via via adattata in base all’evoluzione della richiesta da parte di cittadini e turisti. «Non servono a nulla sanzioni contro l’abbandono selvaggio dei monopattini e campagne di sensibilizzazione rivolte a cittadini e operatori, – conclude Zamperini –. Questo tipo di servizio è fonte di degrado ed insicurezza, spesso viene usato in modo assolutamente irresponsabile da giovanissimi, a volte sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti, magari in due sullo stesso mezzo. Peggio ancora, sappiamo che senza patenti, targhe e riconoscibilità, questi mezzi sono utilizzati anche per compiere piccoli reati legati allo spaccio o alla microcriminalità delle cosiddette “baby gang”. La mobilità sostenibile non può diventare sinonimo di degrado urbano: serve interrompere immediatamente il noleggio di monopattini e, semmai, implementare il car sharing o introdurre un noleggio di motorini elettrici abbinati a una patente di guida che non possono essere lanciati e abbandonati ovunque. Infine, una domanda secca che penso anche molti miei concittadini si stiano ponendo: quanto costa questo scempio che più di un servizio rappresenta un danno per la città?»

«Il consigliere regionale Zamperini ormai è un disco rotto. Confondere l’inciviltà di pochi con il fallimento di un servizio innovativo non aiuta né la città né i cittadini». Pietro Regazzoni, capogruppo del Partito democratico a palazzo Bovara, respinge con forza le accuse lanciate dall’esponente di Fratelli d’Italia dopo gli ultimi casi di danneggiamenti e abbandoni dei monopattini in sharing a Lecco, compreso quello del veicolo lanciato nella fontana di piazza Stoppani. «Il servizio di monopattini in sharing – sottolinea Regazzoni – non costa un solo centesimo alle casse comunali. I costi di gestione, manutenzione e redistribuzione dei mezzi sono interamente a carico della società privata che lo eroga. La domanda “quanto ci costa questo scempio?” ha quindi una risposta semplice e netta: zero. Al contrario, il servizio rappresenta un’opportunità di mobilità sostenibile, in linea con le esigenze di una città moderna. Non è un “capriccio ideologico green”, ma una realtà consolidata in centinaia di centri urbani».

«Sorprende inoltre – conclude Regazzoni – che Zamperini, per sostenere le sue tesi, utilizzi foto scattate in punti regolari individuati tra Comune e gestore, a dimostrazione di come sia in malafede o non abbia ancora compreso il funzionamento del servizio né gli accordi alla base della sua attivazione. Come per ogni servizio pubblico o privato, serve responsabilità da parte degli utenti. Per questo l’amministrazione vigila sul rispetto delle regole, lavorando con l’operatore per prevenire abbandoni e comportamenti pericolosi, e con la Polizia Locale per applicare le sanzioni. Il gestore del servizio è la prima vittima di questi atti vandalici. Eliminare il servizio sarebbe come chiudere le strade perché qualcuno guida male: non si può cancellare un’opportunità utile a molti per colpa di pochi irresponsabili. La vera sfida è educare all’uso corretto dei nuovi strumenti di mobilità e rafforzare i controlli, non privare i cittadini di un servizio innovativo e che non pesa sul bilancio comunale».

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