Politica / Lecco città
Mercoledì 08 Luglio 2026
A tu per tu con Vannacci. «Fiocchi e Fermi fra i nostri? Non ci ho ancora parlato»
Sicurezza, economia ed identità: intervista con il leader di Futuro nazionale
Lettura 3 min.«Non ho parlato con Pietro Fiocchi di un suo ingresso in Futuro nazionale». In un’intervista a 360 gradi rilasciata ad alcuni quotidiani locali Roberto Vannacci, eurodeputato e leader di Futuro nazionale, risponde alle voci sui possibili ingressi nel partito di Pietro Fiocchi e Alessandro Fermi e lancia alcune proposte in materia di fisco e sicurezza.
Ha mai chiesto a Pietro Fiocchi di entrare in Futuro nazionale? Che ruolo potrà avere il figlio Paolo Fiocchi, consigliere comunale a Lecco, nello sviluppo del suo partito sul territorio?
«Pietro Fiocchi è un collega all’europarlamento e un amico. Collaboro con lui su moltissime tematiche ma non ho mai avuto discussioni inerenti a cosa pensa di Futuro nazionale o ad un suo possibile spostamento in Futuro nazionale. Con il figlio Paolo ci siamo visti prima del suo ingresso nel partito. Gli ho spiegato che l’adesione a Futuro nazionale avrebbe comportato l’adesione a principi, valori e ideali del partito. Non ci sono interpretazioni personali della linea da me dettata e da me condivisa con i dirigenti. Paolo Fiocchi ha deciso di aderire e avrà il ruolo che si guadagnerà sul campo».
Circolano voci insistenti sul possibile passaggio a Futuro nazionale dell’assessore regionale leghista Alessandro Fermi. Vi siete già sentiti?
«Con l’assessore Fermi non mi sono sentito e non lo conosco. Magari avrò il piacere di conoscerlo nei prossimi giorni. Futuro nazionale è l’unica novità politica degli ultimi 15 anni in Italia. In queste settimane stanno aderendo tantissimi amministratori locali. Non mi sento con tutte le persone che vogliono entrare nel partito perché non mi basterebbero giornate da 76 ore l’una».
Quali sono le differenze tra il programma del suo partito da quello della Lega?
«La Lega nasce come un partito separatista per poi evolvere ad un partito dalla spiccata autonomia. Noi sosteniamo l’identità italiana come unica patria. Per noi autonomia vuol dire maggiore responsabilità e capacità di gestione da parte degli amministratori locali che sanno declinare un principio unico espresso dal partito nella realtà in cui si trovano. La Lega si definisce un partito post – ideologico e questa cosa a me fa quasi paura. Il mio partito fa un riferimento chiaro a principi e valori a cui quasi in modo solenne giuriamo la nostra coerenza. Ci definiamo “sovranisti”, il che vuol dire incentrare il proprio operato sul bene degli italiani».
La Lega ha espresso il suo plauso all’attacco degli Usa all’Iran ben sapendo che questo attacco avrebbe comportato ripercussioni economiche negative sugli italiani. Come si può garantire maggiormente la sicurezza nelle nostre città?
«La sicurezza è un pilastro della nostra attività politica. Avevamo presentato un pacchetto di emendamenti “tolleranza zero” al decreto sicurezza che però è stato ignorato dal governo. L’obbiettivo è modificare quelle leggi che non consentono alle Forze dell’ordine di svolgere in maniera completa il loro dovere di proteggere i cittadini onesti e mandare in carcere i criminali. Modificando l’articolo sulla legittima difesa avremmo consentito ai cittadini di difendersi dalle attività criminali altrui. Il discorso della sicurezza non può esulare dal problema dell’immigrazione: i numeri dei ministeri dicono che il 34% dei reati complessivi sono commessi da stranieri e il 50% di furti e rapine è commesso da stranieri».
Che idea si è fatto dell’atteggiamento di Donald Trump nei confronti di Giorgia Meloni e dell’Italia?
«Le ultime sparate rientrano nel suo stile, bisognerebbe rispondere come in parte è stato già fatto. Donald Trump sta facendo gli interessi economici del proprio paese e ha trovato nell’Europa di Ursula Von der Leyen la migliore alleata. Questa commissione, che molti partiti italiani continuano a supportare, si è prostrata completamente ai desiderata del presidente degli Stati Uniti. Se vogliamo uscire da questa posizione di sudditanza dobbiamo farlo come stato sovrano. È un nostro interesse economico avere dei buoni rapporti con gli Stati Uniti e queste relazioni internazionali devono esulare dai rapporti personali tra presidenti».
Cosa ne pensa di una no – tax area più corposa, a 12mila o 15mila euro?
«Quasi il 70% dell’Irpef in Italia è pagata dal 14% della popolazione. Bisogna fare in modo che le imprese siano incentivate ad ingrandirsi e a pagare di più i lavoratori. Abbiamo proposto di estendere l’aliquota unica, che ha avuto successo sulle partite iva, anche alle imprese. In seguito, vanno combattute l’immigrazione, che rappresenta un costo per la nostra società, l’evasione fiscale e vanno combattuti i furbi. La Naspi è un’istituzione introdotta da Renzi, nell’ambito del jobs act quando c’era il 10% di disoccupazione. Oggi questo provvedimento deve cambiare in maniera sostanziale anche perché la disoccupazione è scesa al 5%. Non possiamo consentire ai giovani e alle persone professionalmente preparate che si trovano senza lavoro di stare otto anni beneficiando di un’istituzione che permette loro di lavorare metà del tempo ed essere pagati come se lavorassero 12 mesi all’anno».
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