Cronaca / Merate e Casatese
Lunedì 06 Aprile 2026
Caso Gilardi, la condanna delle Iene: «Servizi mediatici, diffamazione»
Tribunale Depositate le motivazioni del giudice Piantadosi alla sentenza sulle giornaliste. Per Nina Palmieri e Carlotta Bizzarri una multa di duemila euro. «Visione semplicistica»
Lettura 2 min.Airuno
Una visione «semplicistica» e una manca verifica accurata delle fonti. Sono queste le motivazioni che hanno portato il giudice Gianluca Piantadosi a condannare le Iene Carlotta Bizzarri e Nina Palmieri per il reato di diffamazione nei confronti dell’avvocato Elena Barra.
Il caso è quello di Carlo Gilardi, docente e benefattore di Airuno deceduto a 92 anni, nel 2023, al centro di numerosi servizi della trasmissione televisiva di Italia1, nei quali venivano avanzati dubbi sulla correttezza adoperata nel suo ruolo di amministratrice di sostegno dalla legale lecchese.
Primo grado
Il giudice di primo grado ha condannato le due inviate tv al pagamento di una multa di duemila euro ciascuna, a fronte di una richiesta di condanna di un mese, a un risarcimento in solido con Rti, l’azienda che gestisce i canali televisivi del Gruppo Mediaset, di una somma stabilita in via equitativa pari a 100mila euro a favore dell’avvocato Barra che, a seguito dei servizi giornalistici aveva subito minacce e intimidazioni.
«Le motivazioni della sentenza di condanna – spiega l’avvocato Elena Ammannato che ha assistito l’avvocato Barra, costituitasi parte civile - si fondano sull’insussistenza, nei servizi delle Iene del diritto di cronaca e di critica, e quindi dell’integrazione del delitto di diffamazione. Perché si possa invocare tale scriminante, infatti, occorre anzitutto che il giornalista effettui un accurato controllo delle fonti perché la libertà di esporre le proprie informazioni e il proprio pensiero critico deve essere bilanciato con il diritto all’integrità dell’onore e della reputazione dei soggetti coinvolti nell’inchiesta, secondo il principio del “giornalismo responsabile”.
Le giornaliste Palmieri-Bizzarri hanno presentato allo spettatore una visione «”semplicistica” della vicenda che ha coinvolto il professore di Airuno e «priva di approfondimento».
La ricostruzione presentata dalle Iene, quindi, è stata considerata non corrispondente alla realtà: «Volutamente fuorviante perché non tiene in considerazione elementi che dovevano necessariamente essere esaminati fin dall’inizio: la personalità complessa e fragile di Carlo Gilardi, la differenza tra i concetti di generosità (tratto del carattere) e prodigalità (causa di inabilitazione e sintomo di un disturbo di personalità), il quadro psichiatrico di Carlo Gilardi (le diverse opinioni di psicologi e psichiatri intervenuti sul caso), l’atteggiamento ondivago del Professore in merito alla gestione delle visite (per cui era più che plausibile, avendo egli più volte affermato di essere un solitario, che non volesse ricevere visite), le condizioni precarie in cui viveva il Professor Gilardi, sia dal punto di vista abitativo sia in relazione alle persone di cui era circondato e di cui era diventato vittima: aspetti trattati in modo poco obiettivo e approfondito», prosegue la legale lecchese.
Format
«A ciò si aggiunga l’utilizzo di una terminologia a dir poco “riduttiva” (come il definire la casa del Professore semplicemente “spartana” o compendiare la vicenda attribuendo al Professore la sola “colpa” di “essere generoso e anziano”) e diffamatoria rispetto all’adombrare, “senza nemmeno aver ben chiaro cosa fosse accaduto il 27/10/2020”, una ipotesi di “sequestro di persona», in quanto si è attribuito all’Avv. Barra una «condotta posta in essere con abuso del suo potere, del suo ruolo e delle sue funzioni, mossa dal bieco e illecito intento di coartare la libertà del proprio beneficiario, per poter beneficiare del suo patrimonio che “faceva gola”».
Infine, quanto al “metodo” utilizzato dalle giornaliste, si precisa che la scelta di non concordare l’intervista con l’Avv. Barra, come vuole il “format” della trasmissione, «è stata giudicata come “azzardata” perché volta a creare un finto contraddittorio nel quale l’intervistata, che in questo caso aveva un dovere di riservatezza per il ruolo ricoperto, può dovervisi sottrarre per ragioni più che opportune e il giornalista deve “usare estrema cautela nell’esprimere, per ciò solo, giudizi”».
In conclusione, spiega l’avvocato Ammannato: «La “corsa alla mediaticità” piuttosto che una reale comprensione dell’accaduto è ciò che ha mosso le autrici dei servizi, le quali, pur di perorare la “linea editoriale” per Gilardi avrebbe dovuto essere liberato dall’amministrazione di sostegno e dalla Rsa in cui era stato ricoverato, hanno deciso di mandare in onda servizi non rispondenti al canone di verità richiesto nonostante vi fossero rilevanti lacune istruttorie e non fossero preparate sul tema dell’amministrazione di sostegno, ledendo così la reputazione e l’onore dell’Avv. Elena Barra».
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