Cronaca
Domenica 09 Agosto 2026
Caldo, alpeggi in difficoltà: possibile rientro anticipato
Nuova ondata di calore e sempre meno acqua anche in quota. Pascoli secchi, difficoltà di approvvigionamento e ghiacciai che non garantiscono più le riserve di un tempo mettono in crisi alpeggi e rifugi. Gli allevatori lanciano l’allarme: per molte mandrie potrebbe essere necessario anticipare il rientro dalla montagna.
Lettura 2 min.Sondrio
Una nuova ondata di calore è in arrivo questa settima con valori massimi già lievitati da ieri e con crescente sofferenza dal punto di vista dell’approvvigionamento idrico a tutte le quote. Anche quelle alte che stanno soffrendo in modo drammatico gli effetti del cambiamento climatico. Di pochi giorni fa la notizia della chiusura per avverse condizioni meteo del rifugio “Marco e Rosa” ai 3609 metri della forcola di Cresta Guzza, sul Bernina, dalla quale, venerdì, è pure scesa una frana. Una montagna che si sgretola, permafrost che si scioglie, strutture in quota che non riescono ad approvvigionarsi dell’acqua dei nevai e dei ghiacciai come un tempo, i quali stanno chiudendo i rubinetti. Non solo al “Marco e Rosa”. E che dire degli alpeggi, una tragedia nella tragedia.
«Erba ce n’è, ma sta letteralmente bruciando – assicura Maria Pia Nani, gerente l’agriturismo e azienda agricola “Il cornetto” di Campagneda – per cui non so come faremo di qui a poco con le nostre 80 bestie, fra mucche e capre». Un problema enorme, confermato da Gianmario Tramanzoli, vicedirettore di Aral Lombardia, l’Associazione regionale allevatori. «Tutti gli alpeggi sono a rischio di scaricamento veloce, non solo quelli dell’alta quota malenca – assicura -. È una stagione molto difficile per gli allevatori, questa, e soprattutto quegli alpigiani situati alle quote più basse, se così si può dire, che caricano prima gli alpeggi e scendono anche prima, stavolta, con ogni probabilità, si vedranno costretti ad anticipare il rientro. Penso agli alpeggi della Valgerola, ad esempio, ma a catena tutti gli altri. Del resto sono tre mesi che non piove, salvo piovaschi qua e la che, però, si rivelano insidiosi ed evidenziano l’importanza della cura del territorio garantita da chi i pascoli li frequenta regolarmente. Quando si dice che gli alpigiani presidiano il territorio, non è un modo di dire, è una realtà. Guardiamo a quanto accaduto in Valgrosina pochi giorni fa. È bastato un temporale durato lo spazio di pochi minuti per far tracimare una valletta in un’area non più presidiata come un tempo».
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