Cinquant’anni fa
Una notte di calcio
si fece leggenda

Italia-Germania 4-3Rivera pennellò il gol decisivo ma poi gli fu negata la finale. Mazzola e la “staffetta”

Italia-Germania 4-3 compie 50 anni. E li dimostra tutti. Basta andarsela a rivedere, ormai l’abbiamo consumata, per l’ennesima volta. Nei 90 minuti regolamentari è una signora, stanca, lenta che non nasconde le rughe. Pallido è l’azzurro, il bianco opaco. Poi, nei supplementari, esce un’altra persona. Una che vuole regalare gli ultimi sogni, attirare ancora qualche sguardo: truccata, pettinata e fasciata con un abito capace di mettere in risalto i punti giusti. In fondo, la partita di cui si è scritto, detto, sceneggiato e filmato più di ogni altra, è anche la metafora della politica del nostro paese di quell’epoca, il 1970. Nei primi 90 minuti si nota una plastica rappresentazione della Dc vincente (almeno fino a quando gli dei del calcio non ci mettono la coda) ma paludata e in grisaglia, il partito, come si diceva allora in una fortunata battuta, di Piccoli, Storti e Malfatti. Nei supplementari, in quei 21 minuti incredibili è il ’68: fantasia, rabbia, illusione, speranze e libertà.

Gianni Brera ed Eupalla

Se Gianni Brera identificava in Eupalla la dea che sovrintende alle sorti del pallone calciato e ogni tanto interviene a mescolare un po’ le carte, gli dei non possono essere estranei a Italia-Germania 4-3 che senza il tocco divino sarebbe stata una banale e sonnacchiosa, pur se semifinale dei mondiali, Azzurri-Bianchi 1-0: decide Boninsegna.

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