Cronaca / Sondrio e cintura
Venerdì 18 Settembre 2026
Aprica, caso Monticelli verso la sentenza: il processo potrebbe chiudersi il 9 ottobre
La Corte d’Assise respinge le nuove perizie chieste dalla Procura. In aula la criminologa Roberta Bruzzone ribadisce la tesi della difesa: «Era totalmente incapace di intendere e volere».
Lettura 2 min.Aprica
La sentenza su Antonio Monticelli, 61 anni, a processo per abbandono di incapace con conseguente decesso del padre Giorgio, novantenne, e per occultamento di cadavere per la morte della madre 91enne Anna Maria Squarza, potrebbe arrivare il 9 ottobre. La Corte d’Assise, presieduta da Carlo Camnasio, ha infatti respinto le istanze presentate al termine dell’ottava udienza dal pm Daniele Carli Ballola. Il magistrato ha chiesto una perizia medico legale sulle condizioni del padre al momento del ritrovamento nell’abitazione di Aprica, il 12 aprile 2024, e una perizia psichiatrica sull’imputato per stabilire la capacità di intendere e volere perché il perito Lanfranconi aveva dichiarato che la capacità era circa del 30/40% e quella di volere totalmente scemata.
Alle istanze si è opposto l’avvocato dell’imputato, Manuela Mauro di Sondrio, ricordando che tutti gli esperti si sono detti concordi sulle valutazioni di non capacità e volontà del suo assistito. Il giudice Camnasio, dopo una breve Camera di Consiglio, ha affermato che sono state respinte le richieste perché “il processo appare sufficientemente istruito. Chiusa l’istruttoria dibattimentale, si fissa la data per la discussione al 9 ottobre, salvo la necessità di ulteriori udienze”. Ieri, a tenere banco, è stata la maxi-deposizione della consulente di parte della difesa, la psicologa e criminologa affermata a livello nazionale, Roberta Bruzzone, la quale ha illustrato come sia pervenuta alla conclusione di ritenere l’imputato totalmente incapace di intendere e volere al momento dei fatti.
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