Imprese e Lavoro / Lecco città
Domenica 18 Ottobre 2026
Crisi energetica e conflitti Paga la competitività
I dettagli
La competitività internazionale delle pmi esportatrici è messa a dura prova tra crisi energetica, crisi geopolitiche, barriere tariffarie e difficoltà di tenuta delle filiere produttive. Ma le esportazioni nazionali tengono con un totale raggiunto nel 2025 pari a 643,2 miliardi di euro e un aumento del 3,3% su base annua. “L’Italia si conferma così tra le principali economie esportatrici mondiali, grazie alla capacità delle proprie imprese di adattarsi a condizioni competitive profondamente mutate”, come sottolinea il nuovo White Paper realizzato da Promos Italia, l’agenzia nazionale del sistema camerale per l’internazionalizzazione col titolo “Energia e competitività internazionale. Come la crisi energetica ha cambiato l’export italiano e le economie regionali”. Lo studio ricostruisce l’evoluzione dell’export italiano tra il 2021 e il 2026 attraverso dati e analisi di Istat, Banca d’Italia, Eurostat, Commissione europea e Agenzia Ice. In sintesi, nel 2022, nel pieno dello shock energetico, l’export di beni ha superato i 626 miliardi di euro, con una crescita di oltre il 20% a valori correnti. La dinamica è stata sostenuta anche dall’aumento dei prezzi, mentre negli anni successivi i volumi hanno registrato una contrazione: -5,1% nel 2023 e -2,4% nel 2024. Nel 2025 le esportazioni italiane sono dunque tornate a crescere. Ma con performance differenziata a livello territoriale: +13,2% per il Centro, +2,3% per il Nord-Ovest, +2,0% per il Nord-Est e +3,2% per il Sud, mentre le Isole hanno registrato una contrazione dell’11%. La Lombardia si conferma la prima regione esportatrice, con oltre 167 miliardi di euro, seguita da Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte. Nei primi sette mesi dell’anno l’export italiano di beni è aumentato del 4,6%, mentre le importazioni sono cresciute del 4,3%. A luglio l’export è aumentato del 4,7%.
I dati più recenti mostrano una capacità di tenuta delle esportazioni nazionali, ma le premesse critiche di lungo periodo soprattutto per i costi energetici continuano a determinare incertezza nella pianificazione delle aziende.
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