Monte Moregallo, 250 ettari bruciati: «La natura ripartirà, ma servirà tempo»

Dopo 14 giorni di incendio, le prime immagini mostrano i versanti completamente anneriti. Il geologo Simone Scola: «In una o due stagioni torneranno erba e arbusti, per gli alberi serviranno molti più anni». Ma ora aumenta il rischio di erosione e dilavamento dei terreni.

Lettura 2 min.

Valmadrera

Le prime immagini del Monte Moregallo dopo l’incendio - diffuse dalla Comunità Montana Lario Orientale presieduta da Antonio Rusconi - raccontano il dramma di 14 giorni di fuoco, che ha devastato 250 ettari. Nelle foto i pendii si presentano arsi e brulli, in ampie zone regna uno sconcertante nulla dove prima il bosco era rigoglioso. I sentieri (percorribili attualmente solo dagli addetti) si diramano in un deserto di vegetazione che mette a nudo la montagna e il paesaggio. «Nell’arco di uno o due stagioni vegetative, c’è da aspettarsi che la natura comincerà già a riprendersi; poi, ovviamente, dipende da che cosa intendiamo». Per Simone Scola, noto geologo di Civate (dove è anche vicesindaco) fare una distinzione è d’obbligo: «Se ci chiediamo quanto tempo impiegherà la vegetazione pioniera, cioè, banalmente detto, rovi e prati, sicuramente la ripresa sarà più rapida: un paio di stagioni, appunto. Per gli alberi, ci vorrà sicuramente di più a recuperare ma - sottolinea Scola - c’è anche da interrogarsi: una volta c’erano un decimo degli alberi che sono cresciuti in seguito. Se guardiamo le foto degli anni 50 o 60, i versanti erano utilizzati dai proprietari per fare l’erba e il fieno per nutrire il bestiame, e di piante ce n’erano pochissime. Noi oggi siamo abituati a vedere i boschi, ma non è necessariamente quello lo scenario ideale. In precedenza l’habitat era curato e antropizzato. Una volta lasciato andare, perché nessuno più faceva il fieno, è cresciuta la vegetazione, comprese le piante. Dunque, si tratta sempre di trovare un equilibrio».

E dal punto di vista geologico? «L’incendio - dice Scola - è stato sicuramente importante. La roccia che costituisce il Moregallo è prevalentemente Dolomia Principale. La copertura detritica è concentrata sul fondovalle, mentre sui rilievi è assente o scarsa. Come già dicevo, la mancanza di vegetazione favorisce il dilavamento di questi depositi in occasione delle precipitazioni. La roccia invece può subire il distacco di blocchi rocciosi a causa degli sbalzi termici. Per la vegetazione, impiegherà più tempo quella arborea e meno per quella erbacea arbustiva. Geomorfologicamente, un incendio non crea grandissimi problemi; può crearne per il fatto che, essendoci un po’ meno protezione da parte della vegetazione, con le piogge avviene più trasporto dei materiali superficiali. Inoltre il fatto che le pietre, cioè il suolo, adesso abbia una maggiore esposizione agli agenti atmosferici può causare un incanalamento delle acque di pioggia più rapido nei primi periodi. D’altro canto, c’è anche da dire che, dove erano cresciute piante persino sulle pareti verticali, magari alte qualche metro, il fatto che queste non ci siano più determina la positiva conseguenza che faranno meno leva dal punto di vista meccanico all’interno delle fessure, con pericolo di cedimento roccioso prima maggiore».

© RIPRODUZIONE RISERVATA