Linate, 25 anni dopo il disastro: il ricordo di Natale Cameroni tra dolore e memoria

Nel venticinquesimo anniversario della tragedia che causò 118 vittime, riaffiora la storia dell’imprenditore di Abbadia Lariana partito per lavoro e mai tornato. Il ricordo della moglie Cristina e l’impegno dei familiari perché una simile catastrofe non si ripeta

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Abbadia Lariana

«Mi manchi sempre così tanto, così... troppo». Cristina lo scriveva a Natale. Non a un uomo diventato un nome nell’elenco delle vittime, ma a suo marito, a una persona con cui aveva condiviso una vita. È forse da qui che bisogna partire, venticinque anni dopo Linate. Natale Cameroni aveva 57 anni, era di Abbadia Lariana. Ex direttore della Ilexport, lavorava come consulente per un’azienda di Lecco. Quella mattina aveva con sé del materiale di lavoro che gli era stato preparato nei giorni precedenti. Doveva andare a Copenaghen.

L’8 ottobre 2001, alle 8.14, a Linate c’era una nebbia fittissima. Un Cessna, partito dall’area dei voli privati, imboccò la via di rullaggio sbagliata e attraversò la pista principale. In quel momento l’MD-87 della Scandinavian Airlines, volo SK686, stava decollando. Non ci fu il tempo per evitare lo scontro. L’MD-87, lanciato sulla pista, colpì il piccolo jet. Il Cessna venne distrutto. L’aereo di linea, gravemente danneggiato, uscì dalla pista e si schiantò contro un capannone della Sea. Il carburante provocò un incendio violentissimo. Morirono tutte le 110 persone a bordo dell’MD-87, le quattro persone sul Cessna e quattro lavoratori della Sea. Centodiciotto vittime. La più grave tragedia nella storia dell’aeroporto di Linate. Nei giorni e negli anni successivi, l’inchiesta e il processo avrebbero ricostruito una catena di errori, responsabilità e carenze nelle procedure e nella sicurezza dello scalo.

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